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Lo spiritaccio labronico è un marchio di fabbrica
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A Livorno le fabbriche annaspano e si moltiplicano i cassintegrati in deroga ma lo spiritaccio livornese è diventato un prodotto con il marchio di fabbrica che ha mercato e successo come non mai. Si pensi alla pubblicità: così come i bambini sono tutti milanesini impeccabilini, per il tipo spontaneo-simpaticone i maghi degli spot spesso puntano o su un livornese come Ruffini o su qualcuno che abbia la cadenza di casa nostra. Ruffini è una star da cine-panettone ma i doppiaggi in livornesaggio del "Nido del Cuculo" exportano in teatri di mezz'Italia e spopolano su YouTube (in tutto quasi 50 milioni di visualizzazioni, il record è con i Teletubbies). La premiata ditta del Vernacoliere continua a volare nei cieli della satira ma ora da quel clan di vignettisti e umoristi salta fuori la nuova rivista degli Arroganzini di Federico Maria Sardelli (mago Afono e dintorni). E se ne va per la propria strada anche l'accoppiata dei Paguri (Emiliano Pagani e Daniele Caluri): il loro don Zauker si è beccato la patente di "fumetto dell'anno 2011", hanno preso a lavorare per Il Male firmato Vauro & Vincino e ora con la Panini Comics mandano in edicola "Nirvana", bimestrale «politicamente scorrettissimo» a diffusione nazionale. Livorno significa anche i film di Virzì, soprattutto "Ovosodo" e "La prima cosa bella" (e ora Francesco Bruni, livornese pure lui, è in pista con "Scialla"): parla labronico la commedia all'italiana. Così come, in campo musicale, molto labronico è il mondo (e il talento) di Bobo Rondelli e dei Virginiana Miller. Da ag- giungere che arriva da Sanremo la voce di Karima Ammar e nella galassia di "X-Factor", dopo il successone di Matteo Becucci, troviamo Rahma Hafsi e "Le 5".
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