Il Tirreno

Livorno

Il re del design sceglie il made in Livorno Lago apre in Venezia

Juna Goti
La famiglia Bocci: a destra il patron de La Plafoniera, Giulio Bocci
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La famiglia Bocci: a destra il patron de La Plafoniera, Giulio Bocci

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 LIVORNO. Così il signore padovano del design moderno incontra la famiglia livornese degli antiquari. E mentre le saracinesche vanno giù a più non posso, in un angolo della Venezia sbarca un colosso.  È il noto marchio di arredamento Lago: un'azienduccia con un fatturato da 30 milioni di euro che dà lavoro a circa 150 dipendenti. I salotti, le cucine e i letti colorati disegnati da Daniele Lago sono sparsi in Europa: venerdì sera, dopo avere inaugurato il lagostore di Sabadell (Barcellona), i manager del gruppo hanno raggiunto via Borra 8, dove è stato aperto il secondo monomarca (un "negozio ammiraglia") targato Lago in Toscana (l'altro è a Firenze). Aperitivo e festa fino a tarda sera, con dj e band livornesi: fuori un furgone per suonare in mezzo al quartiere, dentro linee modernissime in contrasto con le volte e i marmi storici.  Il marchio di design non è arrivato in Venezia alla cieca: 1) perché l'apertura nei centri storici è una sorta di linea editoriale; 2) perché i locali in cui è stato allestito sono quelli del Decor La Plafoniera, l'azienda livornese che lo gestirà e che da quarant'anni fa dei mobili un lavoro e una passione.  A inventarsela, nel 1968, è stato Giulio Bocci (72 anni). Uno di quei livornesi che senza mai sganciarsi dai Quattro Mori hanno tenuto fisso, come ripete lui, «un occhio sul mondo». «Negli anni Sessanta - racconta - andavo alle disfatture navali, recuperavo mobili, lampade, timoni. Poi li facevo restaurare e li rivendevo. Negli anni Ottanta, quando iniziarono a scarseggiare le navi vecchie da demolire, mi decisi a viaggiare tra i porti europei. Facevo la stessa cosa: recuperavo vecchi oggetti e li rivendevo. Iniziai a commerciare pezzi di antiquariato».  A Livorno i fondi della Venezia costavano due lire: i fossi non avevano ancora l'aria chic e mezza via Borra diventò il magazzino e la casa della società. Società che è diventata Decor con l'aiuto della moglie Annamaria e dei figli Federico (37) e Giacomo (36).  «Ho girato mezzo mondo - racconta Bocci - dalla Scozia alla Cina. Ho dovuto imparare l'inglese. Per sopravvivere nel mercato bisogna credere in quello che si fa, capire cosa vuole la gente, tenere un occhio a Livorno, che resta una città di provincia, e l'altro al mondo». «Abbiamo incontrato Lago a una mostra-mercato a Parigi - svela - per quattro anni siamo stati un punto vendita, ora abbiamo inaugurato il primo store ufficiale».  L'antiquario cambia il tono della voce: «Vorrei che i livornesi si rendessero conto che in mezzo a tante saracinesche che vanno giù, c'è chi cresce. E senza l'aiuto di nessuno, perché il rischio è tutto nostro». Per la famiglia di antiquari anche l'avventura Lago (che affianca l'attività di sempre) è una «scommessa sul futuro: qui ci lavorano i miei figli, poi spero tocchi ai nipoti. Guardiamoci intorno, dobbiamo avere il coraggio di cambiare, di inventare».

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di Redazione web