La protesta
DALLA PRIMA
Poveri artisti, questa città è un'ingrata
Claudio Marmugi
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Prendo a pretesto la parabola delle "5sister" (o "Le5" che dir si voglia) di questi giorni, allora, per togliermi, se permettete, qualche sassolino dalla scarpa. Non è possibile continuare a vivere e a "fare" (dove per fare s'intende «creare inventare, elaborare, produrre») in una città dove se qualcuno che "merita" arriva da qualche parte, immediatamente, per i suoi concittadini scatta l'immancabile sarcasmo: «Dé, e allora? Cosa ci vòle?», o peggio: «Dé, l'hanno buttate fòri da "X Factor"... O cosa me ne viene? La mi' filliola canta mellio». Questo è il motivo per cui siamo una città con dei talenti incredibili (il maggior numero di comici in Italia in una sola città, il maggior numero di gruppi musicali, di pittori, di fermenti artistici), ma nessuno ti dà un centesimo. Non te lo danno, e ti denigrano. Lo fanno coi piccoli, ma lo fanno anche coi grandi. Ho sentito io stesso dire di Paolo Virzì, un talento pressoché unico nel panorama europeo, «Dé, allora? Fa i firmi, cosa ci vòle, cosa vòi che sia!». O rivolgersi, che ne so, a Gabriella Pescucci - costumista per Martin Scorsese, Zemeckis, Tim Burton e Sergio Leone, vincitrice di un Oscar per "L'età dell'innocenza" - «Ma chi, ma lei? La sartina di Rosignano Sorvé? Fa' vaini!». Dove si vuole andare così? A chi giova questo gioco al massacro continuo? La cultura produce reddito, arricchisce un tessuto sociale, contribuisce a far girare l'economia, ma ai livornesi questo sfugge sempre. Vedrai, chi criticò Modigliani ai suoi tempi, ci stava gobbo, ora, con un su' quadro in salotto. Ma quando Dedo era qui, era un pittore di troiai qualunque. Certo, è vero che uno se ne può andare, può cercare fortuna fuori da qui, ma dispiace - dispiace e dispiace - voltare le spalle a Livorno. È amarissimo. Eppure Livorno non ti ama mai. E l'uscita di due realtà livornesi eccezionali (Rahma e Le5) da un programma tv seguitissimo, dove c'è il meccanismo infernale (e poco limpido) del televoto, è la riprova che, sottosotto, la città, un po' se ne frega. Lo so qualcuno dirà: «Ma il Becucci allora? Lui ha vinto a X Factor!». Verissimo. Ma il ripiegamento di Livorno su se stessa in questi pochi anni, a mio avviso, è stato esponenziale.
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