Gioco
Livornesi uniti nella lobby per i poveri
Ludovica Monarca
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Monsignor Giusti ha lanciato lidea di una lobby per i poveri 3 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Una lobby per i poveri. Ecco la proposta della Chiesa di Livorno per avviare un ripensamento strutturale dell'economia e intervenire, nel modo più veloce e concreto possibile, per far valere gli interessi dei cittadini che stanno pagando il prezzo più alto della crisi: i meno abbienti. L'idea, presentata ieri pomeriggio durante un incontro in vescovado, ha raccolto l'approvazione di forze politiche, realtà del volontariato e dei cittadini presenti. «I problemi dei poveri - ha spiegato il vescovo Giusti - non sono solo emergenziali, ma anche strutturali, ovvero legati alle leggi giuste e ingiuste dei vari sistemi economici presenti in una data epoca e in un determinato territorio. E' pertanto fondamentale, specialmente in un momento come questo, porre in atto un ripensamento economico e creare le condizioni per far sì che gli interessi dei più bisognosi non cadano nel silenzio». Il principio è dunque quello di radunare tutti i cittadini di qualunque credo religioso e specialmente partitico per imporre, esattamente come fa una lobby, interessi particolari, di gruppi particolari, cioè i più poveri. Due gli obiettivi: realizzare un osservatorio globale delle povertà vecchie e nuove per conoscere le leggi (nazionali, regionali o locali) in essere o in divenire a favore dei poveri che potrebbero essere utilizzate, e l'elaborazione di progetti a lungo respiro, ma anche di proposte immediatamente realizzabili. Le pianificazioni potranno essere elaborate dalla lobby stessa o da altri attori (istituzioni, fondazioni, singole realtà di volontariato o privati) e dovranno essere promosse e sostenute nella fase di ideazione, approntamento del piano finanziario e approvazione affinchè si creino per esse corsie privilegiate, nel credito come nelle amministrazioni, in modo da diventare quanto prima operative e al più basso costo possibile. La prima emergenza da affrontare sarà quella abitativa. Paolo Fenzi, presidente della V commissione che si occupa del sociale, ha elencato dati più che preoccupanti: a Livorno, siamo passati da 15 sfratti per morosità non colpevole nel 2010 a 110 nel 2011. Dal primo novembre al 15 dicembre sono previsti 75 sfratti. A giugno dovrebbero essere pronti degli appartamenti nella ex caserma La Marmora e due alloggi in via Gobetti, ma di certo undici sistemazioni non sono sufficienti a fermare l'emergenza. «L'impegno da parte del Comune è totale - ha sottolineato anche il vicesindaco Bogi - ma da soli non possiamo farcela. Dobbiamo trovare al più presto delle soluzioni, ma anche porci delle domande. A Livorno ci sono 1.781 famiglie in lista di attesa per le case popolari, alcune delle quali sono occupate da persone che non hanno titolo. E' giusto? Credo che sia importante ristabilire un concetto di equità e incentivare i controlli in modo tale che non si creino ulteriori situazioni ambigue e vengano rispettati i diritti e gli interessi dei cittadini che ne hanno più bisogno». Molte le proposte suggerite: dalla possibilità di usufruire delle case sfitte (circa 6.000 a Livorno) tramite incentivi, alla richiesta di donazione da parte delle parrocchie e dei fedeli. Ma tutto è ancora da decidere e da proporre. «Questo è solo il primo incontro - ha spiegato il vescovo - ci riuniremo presto in modo da poter giungere a un'idea definitiva. Tutti sono chiamati a partecipare».
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