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Il porto? Riorganizziamolo per aree funzionali
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LIVORNO. In Europa il raddoppio dei crocieristi avverrà in appena 5 anni, a Livorno è già realtà: da 400mila (2006) a più di 800mila oggi (passando «da 280 navi a più di 400 all'anno»). La direzione dell'unione comunale Pd parte da queste cifre per dire che bisogna cogliere le opportunità del settore crociere ma «evitando ogni tentazione conflittuale o di sovrapposizione con altre "vocazioni" ormai consolidate». E' questo un tassello del documento del Pd che, sul futuro del porto, rivendica «una battaglia di innovazione e di opposizione al mantenimento dello status quo» (e a tal riguardo fa appello a un intreccio con i saperi e l'università). C'è bisogno di una riorganizzazione per aree funzionali: anche perché «le previsioni del "Pot" per la zona commerciale non hanno trovato adeguata realizzazione» e c'è «una situazione di anormalità riguardo alla collocazione delle attività portuali: inevitabile superare una frammentazione delle attività commerciali, vedi prodotti forestali e ro.ro». Ma il Pd cittadino guidato da Yari De Filicaia mette l'accento anche su altri due aspetti. L'uno: il «perdurare di una situazione di conflittualità e di tensione» nella comunità portuale «non porta alcun beneficio allo sviluppo né del porto né della città». O si fa sistema o si rischia il declassamento. Ma è soprattutto sullo stato infrastrutturale che il Pd insiste: niente dubbi sulla «possibilità di espansione a mare e a terra». Ma sono indispensabili interventi «ormai inderogabili come la foce armata dello Scolmatore, il dragaggio dei fondali e un collegamento con l'alta capacità ferroviaria». Per questo è necessaria l'alleanza con Regione, Ferrovie e la rete degli interporti. E siccome le risorse pubbliche sono sempre più scarse, il Pd apre con decisione al project financing, al rapporto con i privati. Una ulteriore sottolineatura riguarda il ripristino del bacino in muratura: si inserisce nell'«accrescimento di servizi che il nostro porto deve essere in grado di offrire», deve stare dentro «un quadro di sostenibilità economica ambientale con l'esistente» con la «salvaguardia occupazionale rispetto all'attuale situazione».
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