Il Tirreno

Livorno

Per molti di loro è vietato sbarcare

650mila marittimi nella terra di nessuno

650mila marittimi nella terra di nessuno

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 LIVORNO. «Dal nostro porto transita ogni anno una metropoli di gente. Circa 650mila marittimi di tutte le nazionalità: filippini, ukraini, russi, indiani, turchi, polacchi, e naturalmente anche gli italiani. Il mondo intero passa su una piccola striscia di terra sul mare: ma separata dal resto della città, un luogo "sospeso", una terra di confine in molti sensi, quasi un "non-luogo"». Don Luciano Cantini parte da qui per raccontare la sua nuova frontiera: il vescovo l'ha nominato recentemente cappellano dell'Opera Apostolato del Mare. Venerdì 2 dicembre il centro aprirà le porte alla città per farsi conoscere e invitare nuovi volontari: basterà passare dal varco Valessini (che per l'occasione sarà aperto).  «Il mare che è "altro" rispetto alla terraferma - dice - ma, da sempre, è anche luogo di comunicazione e di trasporto. Le navi sono anche una piccola società che vive e lavora. Eppure all'altro lato del porto ci sono i cancelli che non sempre sono superabili a motivo delle leggi internazionali di sicurezza: capita anche che per alcune nazionalità non sia concesso neppure di poggiare i piedi sulla banchina».  Don Cantini è sempre stato un prete di frontiera: livornese doc, a Rosignano perché i musulmani potessero pregare ha dato loro l'ex chiesetta prefabbricata della parrocchia, a Sant'Agostino ha ospitato nella sua casa i figli di un responsabile islamico, da sempre ha operato nella pastorale del mondo circense ed è stato clown (con il nome di Pompelmo), la Fondazione Migrantes è stato il suo ultimo incarico a Roma alla conferenza dei vescovi.  Cosa fa l'Apostolato del Mare? Il centro "Stella Maris" e i volontari vanno incontro a questa moltitudine multietnica per offrire il "benvenuto". E' la "pastorale in cinque minuti" che offre «sostegno e coraggio», la possibilità di trovare «qualche soluzione, magari in un porto successivo», portando «le notizie del loro Paese e nella loro lingua che giornalmente arrivano al Centro» e dando «la possibilità di comunicare con la famiglia portando telefoni e schede telefoniche dedicate».

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