Il Tirreno

Livorno

DALLA PRIMA

Che errore volgarizzare la discussione sugli strumenti urbanistici

Alessandro Cosimi

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 Le linee guida, il documento di affido e poi la stesura del disciplinare hanno seguito non solo il dispiegarsi delle norme, ma soprattutto lo sviluppo di un'idea di città che avesse come linea tendenziale la qualità, la sprovincializzazione del ruolo di Livorno, la capacità di costruire un passaggio dentro la crisi verso scenari del futuro senza dover ricorrere alla premialità della rendita.  Non a caso l'intreccio con gli strumenti di programmazione dell'Autorità Portuale. E per questo che credo occorra precisare alcune questioni, visto che per poter collaborare a questo snodo, alcune mere conoscenze di cultura istituzionale sono il kit minimo per aiutare il Consiglio Comunale ad assumere un protagonismo. In primo luogo la scelta di un disciplinare che portasse all'esecuzione di una gara è obbligo e norma. Nell'esperienza del precedente Piano Strutturale, l'Amministrazione decise di andare a un affidamento diretto. La normativa disciplina in maniera unitaria sia la materia dei lavori che quella della fornitura dei servizi. E una chiara interpretazione da parte dell Autorità di Vigilanza sui contratti pubblici che afferma «gli incarichi professionali affidati dai Comuni per i Piani Regolatori sono appalti di servizi e devono essere aggiudicati nel rispetto delle norme dei contratti pubblici con procedure di evidenza pubblica».  È su questo che abbiamo focalizzato il quadro generale di riferimento e da cui si desume che non possa essere messo in discussione il concetto di obbligo di un fatturato minimo. È per questo che in queste precisazioni si definisce il problema fondamentale della separatezza delle funzioni tra organo politico e uffici di gestione. È una norma, non solo buon senso, che determina un vallo di salvaguardia fra l'interesse generale e gli interessi specifici. Fa parte di una cultura consolidata la necessità che gli indirizzi siano proprietà della politica che ha un'idea, un progetto, un sogno da realizzare sulla qualità della città e dall'altro gli strumenti tecnici che sono garanti delle procedure. In un rapporto virtuoso non vi è sottrazione al ruolo della politica, anzi i consiglieri comunali sono sostanza del protagonismo istituzionale calato nella realtà economica e sociale, ma da questa autonomo in modo pieno e visibile. La valutazione contraria lascia spazio a ingressi diretti e non codificati di interessi specifici.  Non credo che si stia comprendendo quale sia l'importanza della redazione di uno strumento come questo nel momento che stiamo attraversando. Lo avverto da alcune polemiche che mi appaiono assolutamente insensate, da interventi che, contravvenendo al principio della separatezza tra i due ruoli, determinano un impoverimento del ruolo della politica. Altra cosa è chiedere che vi sia un'agenda che, nella distinzione tra maggioranza e opposizione, porti all'accettazione di idee e contributi da parte di tutto il Consiglio Comunale. Il tentativo di volgarizzare questa fase è colpevole, ma soprattutto è privo di cultura istituzionale.

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di Redazione web