Il Tirreno

Livorno

S'incatenano a Roma davanti al Tesoro «Non siamo evasori»

Gianni Parrini
Paride Bianco, la moglie Giuliana e il loro cane davanti al ministero del Tesoro
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Paride Bianco, la moglie Giuliana e il loro cane davanti al ministero del Tesoro

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 LIVORNO. Incatenato davanti al ministero del Tesoro. Paride Bianco, l'artista veneziano trapiantato a Livorno aveva già presentato la sua singolare forma di protesta alla sede locale dell'Agenzia delle entrate. Stavolta, però, ha deciso di puntare in alto: così, ieri mattina ha caricato in macchina sua moglie Giuliana Donzello e il loro piccolo cane ed è partito alla volta di Roma per far sentire al "Palazzo" il suo grido di rabbia contro una legge - la 131/86 - ingiusta nei confronti di chi si comporta correttamente.  La vicenda è nota: il pittore ha acquistato un fondo in via Verdi per trasferirvi la sua galleria d'arte. L'Agenzia delle entrate si è insospettita per il valore con cui si è concluso l'affare: 110mila euro. Gli 007 del Fisco sono andati a confrontarlo con quello di tre analoghe compravendite effettuate nella stessa strada e hanno calcolato che «il valore accertato» dell'immobile è di 145mila euro. E su questa cifra hanno calcolato imposta di registro, imposta ipotecaria e imposta catastale e ora pretendono da Paride Bianco 3700 euro in più. Da qui la "protesta in catene" dell'uomo che non ci sta a passare da evasore.  La trasferta in terra romana sembra aver dato i suoi frutti: «Speravamo che ci fossero un po' di giornalisti o che passasse il neopremier Monti - racconta Paride al telefono - Ma i Carabinieri ci hanno spiegato che erano tutti a palazzo Chigi». Pazienza, l'iniziativa dei coniugi Bianco ha avuto comunque un discreto successo: «I funzionari del ministero di via XX settembre - spiega l'artista - sono usciti per informarsi sui motivi della protesta e hanno contattato l'Agenzia delle entrate di Roma per segnalare la nostra situazione. Siamo andati alla sede del Fisco e ci hanno spiegato che avrebbero inoltrato una nostra nota alla sede regionale dell'agenzia per cercare una soluzione».  Ma Paride non è uomo da lasciarsi comprare con facili promesse: «Ho detto loro che sarei tornato domani (oggi per chi legge ndr) per incatenarmi davanti alla loro sede, aspettando che il funzionario venga di persona a prendere la mia richiesta, in modo da fotografarlo e impegnarlo nell'assoluzione di questo compito».  Domani, dunque, ci sarà un altro capitolo della storia che ha già prodotto uno sconto rispetto alla richiesta iniziale dell'Erario: «A Livorno - racconta - ci avevano spiegato che le imposte da pagare potevano essere abbattute a 2.200 euro. Ma noi non siamo soddisfatti, dato che siamo stati sempre onesti e non riteniamo giusto pagare una cifra aggiuntiva. Se la questione non si risolve ci incateneremo davanti alla sede dell'Agenzia delle entrate a Firenze».

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di Redazione web