Gioco
Ferri chirurgici sterilizzati male
Anna Cecchini
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L'Asl lo ammette in un documento e pensa a esternalizzare il servizio
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LIVORNO. Materiale appena sterilizzato che transita in locali sporchi, con conseguente possibilità di ricontaminazione, attrezzature che vengono ripulite con macchinari vecchi e che non sempre rispondono alle normative. Tanto che negli ultimi mesi questi macchinari si sono bloccati più volte, determinando situazioni critiche per il regolare svolgimento dell'attività. Quale attività? Le operazioni chirurgiche, ordinarie e in day hospital.
Asl ammette le criticità. A mettere nero su bianco le criticità delle centrali di sterilizzazione dei "ferri" chirurgici è la stessa Asl 6, che nei giorni scorsi ha preparato la relazione "Make or buy servizio di sterilizzazione". Un documento riservato, inviato ai sindacati, in cui si avanzano tre ipotesi: concentrare il servizio di sterilizzazione dei ferri, attualmente fatto in 4 centrali negli altrettanti ospedali della provincia, in due sole realtà (Livorno e Piombino) o soltanto in quella di Livorno, oppure esternalizzare l'attività. Quel che salta agli occhi nel documento, firmato dai direttori dei quattro ospedali dell'Asl, dal direttore del dipartimento tecnico e dal responsabile servizio prevenzione Asl 6, è che la stessa azienda ammette una situazione fortemente critica per quanto riguarda l'attuale sterilizzazione delle attrezzature chirurgiche. Non è cosa da poco, se si considera che nel 2010 gli interventi chirurgici (tra day hospital e operazioni ordinarie) per l'intera area della provincia sono stati 13.509 e 11.283 nel 2011 (fino a ottobre). Insomma, ogni anno migliaia di persone vanno "sotto i ferri" negli ospedali dell'Asl 6. E le attrezzature usate per queste operazioni, stando alle dichiarazioni della stessa azienda, potrebbero non essere sterilizzate in modo adeguato.
Locali e attrezzature inadeguati.«Da un'analisi delle attività di sterilizzazione - scrive Asl nel documento - effettuata presso tutte le strutture aziendali (Livorno, Cecina, Piombino e Portoferraio) sono emersi elementi che evidenziano grosse criticità correlate a un'inadeguatezza dei locali, degli impianti e degli strumentari nonché alla necessità di riorganizzare gli interi processi produttivi». Il messaggio è chiaro. E viene rincarato nelle pagine successive, dove si trattano le criticità delle centrali dei singoli ospedali. Per quella di Livorno, che si espande su una superficie di circa 300 metri quadrati al piano seminterrato sotto il blocco operatorio, «le attrezzature della zona lavaggio non sono funzionanti secondo le richieste funzionali e normative e non rispondono alle esigenze. I pavimenti risultano mancanti delle saldature tra i quadrotti e non correttamente posati, con ricaduta sul grado di igienicità generale. Il percorso-filtro viene utilizzato con funzione mista di materiale-persone, ciò non è idoneo per tipologia di attività».
Impianti vecchi. E ancora si legge: «Sono presenti tre autoclavi che non riescono a funzionare contemporaneamente e spesso vanno in fuoriuso determinando situazioni critiche per il mantenimento dell'attività operatoria (negli ultimi nove mesi si sono registrati fermo macchina mediamente una volta a mese)». Inoltre l'Asl scrive che «l'attuale patrimonio di strumentario è particolarmente vecchio (maggioranza oltre gli otto anni) e la carenza di ferri chirurgici determina un allestimento incompleto nei kit monopaziente e il conseguente ricorso improprio alla sterilizzazione del singolo ferro». Non è finita qui, Asl scrive che per i quattro ospedali, «la tracciabilità del processo di sterilizzazione risulta essere incompleta e manca la tracciabilità sul paziente in quanto lo strumentario sterile utilizzato non viene attualmente collegato all'intervento chirurgico». Insomma, sono gli stessi dirigenti dell'Asl a mettere nero su bianco che «l'azienda non riesce a garantire l'efficacia del processo di sterilizzazione».
Ristrutturare o esternalizzare. Problemi evidenti per cui Asl ipotizza tre soluzioni. La prima è la riduzione del numero delle centrali di sterilizzazione, ristrutturando e lasciando attive quelle di Livorno e Piombino (con un investimento iniziale di 9 milioni e 647 mila euro e una spesa di gestione di 5 milioni di euro) o solo quella di Livorno (investimento 10 milioni di euro e gestione 4 milioni e 900 mila euro). Oppure, soluzione che implica un forte risparmio, l'Asl pensa a una esternalizzazione del servizio (il costo complessivo è di 4 milioni e 452 mila euro all'anno). È ancora da stabilire quale dei progetti sarà scelto, ma di certo, viste le condizioni delle centrali di sterilizzazione, Asl dovrà correre ai ripari.
Asl ammette le criticità. A mettere nero su bianco le criticità delle centrali di sterilizzazione dei "ferri" chirurgici è la stessa Asl 6, che nei giorni scorsi ha preparato la relazione "Make or buy servizio di sterilizzazione". Un documento riservato, inviato ai sindacati, in cui si avanzano tre ipotesi: concentrare il servizio di sterilizzazione dei ferri, attualmente fatto in 4 centrali negli altrettanti ospedali della provincia, in due sole realtà (Livorno e Piombino) o soltanto in quella di Livorno, oppure esternalizzare l'attività. Quel che salta agli occhi nel documento, firmato dai direttori dei quattro ospedali dell'Asl, dal direttore del dipartimento tecnico e dal responsabile servizio prevenzione Asl 6, è che la stessa azienda ammette una situazione fortemente critica per quanto riguarda l'attuale sterilizzazione delle attrezzature chirurgiche. Non è cosa da poco, se si considera che nel 2010 gli interventi chirurgici (tra day hospital e operazioni ordinarie) per l'intera area della provincia sono stati 13.509 e 11.283 nel 2011 (fino a ottobre). Insomma, ogni anno migliaia di persone vanno "sotto i ferri" negli ospedali dell'Asl 6. E le attrezzature usate per queste operazioni, stando alle dichiarazioni della stessa azienda, potrebbero non essere sterilizzate in modo adeguato.
Locali e attrezzature inadeguati.«Da un'analisi delle attività di sterilizzazione - scrive Asl nel documento - effettuata presso tutte le strutture aziendali (Livorno, Cecina, Piombino e Portoferraio) sono emersi elementi che evidenziano grosse criticità correlate a un'inadeguatezza dei locali, degli impianti e degli strumentari nonché alla necessità di riorganizzare gli interi processi produttivi». Il messaggio è chiaro. E viene rincarato nelle pagine successive, dove si trattano le criticità delle centrali dei singoli ospedali. Per quella di Livorno, che si espande su una superficie di circa 300 metri quadrati al piano seminterrato sotto il blocco operatorio, «le attrezzature della zona lavaggio non sono funzionanti secondo le richieste funzionali e normative e non rispondono alle esigenze. I pavimenti risultano mancanti delle saldature tra i quadrotti e non correttamente posati, con ricaduta sul grado di igienicità generale. Il percorso-filtro viene utilizzato con funzione mista di materiale-persone, ciò non è idoneo per tipologia di attività».
Impianti vecchi. E ancora si legge: «Sono presenti tre autoclavi che non riescono a funzionare contemporaneamente e spesso vanno in fuoriuso determinando situazioni critiche per il mantenimento dell'attività operatoria (negli ultimi nove mesi si sono registrati fermo macchina mediamente una volta a mese)». Inoltre l'Asl scrive che «l'attuale patrimonio di strumentario è particolarmente vecchio (maggioranza oltre gli otto anni) e la carenza di ferri chirurgici determina un allestimento incompleto nei kit monopaziente e il conseguente ricorso improprio alla sterilizzazione del singolo ferro». Non è finita qui, Asl scrive che per i quattro ospedali, «la tracciabilità del processo di sterilizzazione risulta essere incompleta e manca la tracciabilità sul paziente in quanto lo strumentario sterile utilizzato non viene attualmente collegato all'intervento chirurgico». Insomma, sono gli stessi dirigenti dell'Asl a mettere nero su bianco che «l'azienda non riesce a garantire l'efficacia del processo di sterilizzazione».
Ristrutturare o esternalizzare. Problemi evidenti per cui Asl ipotizza tre soluzioni. La prima è la riduzione del numero delle centrali di sterilizzazione, ristrutturando e lasciando attive quelle di Livorno e Piombino (con un investimento iniziale di 9 milioni e 647 mila euro e una spesa di gestione di 5 milioni di euro) o solo quella di Livorno (investimento 10 milioni di euro e gestione 4 milioni e 900 mila euro). Oppure, soluzione che implica un forte risparmio, l'Asl pensa a una esternalizzazione del servizio (il costo complessivo è di 4 milioni e 452 mila euro all'anno). È ancora da stabilire quale dei progetti sarà scelto, ma di certo, viste le condizioni delle centrali di sterilizzazione, Asl dovrà correre ai ripari.
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