Il Tirreno

Livorno

Palio, grido d'allarme dalle cantine: «Così non ce la facciamo più»

Juna Goti
A destra i vogatori del Venezia e dello Shangai che hanno vinto l’ultimo Palio
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A destra i vogatori del Venezia e dello Shangai che hanno vinto l’ultimo Palio

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 LIVORNO. Si sono riuniti in conclave i presidenti delle sezioni nautiche livornesi. Lo hanno fatto venerdì sera, nella storica cantina che si affaccia sugli scali D'Azeglio. Hanno provato a mettersi intorno a un tavolo e a superare personalismi e orticelli. Perché quel Palio marinaro che una volta scaldava i rioni livornesi oggi non sembra più in grado di arrivare al giro di boa.  Fine di un'epoca? È quello che domani i rappresentanti del mondo del remo chiederanno senza mezzi termini a sindaco e neoassessore allo sport, che li hanno convocati alle 14.30 in una delle sale del Comune.  Come ripetono i portavoce dei presidenti, Gigi Suardi (Venezia) e Carlo Gioli (Montenero), la domanda principe da cui partire è: «Il Comune crede sì o no nel futuro del Palio?». Perché gli intoppi e la confusione degli ultimi mesi sembrano dire il contrario: una riforma avviata e poi trascurata, l'assessore che cambia nel momento clou (da Claudio Ritorni a Luca Bogi), cantine per allenarsi che non ci sono o non bastano.  La fiducia scarseggia: così i presidenti - che in qualche caso ci hanno messo del loro - chiederanno al Comune di dare vita a una fondazione che si occupi della gestione e promozione del campionato remiero. Togliendo di fatto la palla agli uffici di Palazzo civico.  Intanto una buona parte delle cantine si è messa di traverso alla riforma avviata dall'ex assessore Ritorni: i moduli per trasformare in associazioni le sezioni nautiche (oggi appendici dirette del Comune, che si reggono quasi esclusivamente sul volontariato) non sono stati consegnati entro il termine previsto.  «In assenza di garanzie sulle strutture e sulle intenzioni dell'amministrazione - ripetono intorno al tavolo - non si va avanti. Non firmiamo cambiali in bianco».  Ok, ma quest'anno gozzi e gozzette scenderanno in acqua? In quale veste? La fotografia è questa: i gozzi a dieci remi sono sette (Venezia, Pontino, San Jacopo, Borgo, Ovosodo, Salviano, Fabbricotti). L'ottavo non è stato ancora assegnato perché il rione che lo scorso anno ha dominato il campionato a quattro, lo Shangai, è senza cantina e, di conseguenza, vogatori: la sezione nautica ha chiesto formalmente di unirsi al Fabbricotti. Dall'altra parte della città. Richiesta di accorpamento è arrivata anche da Ardenza, Montenero e Quercianella, che vorrebbero riscattare la barca a dieci che però spetta all'Antignano.  Risultato: nella migliore delle ipotesi nella regata a 4 remi restano Colline-Stazione, Ardenza, Montenero, Quercianella. Altri tempi quando in mare e nei fossi si battevano sedici barche. E guai a perdersi anche solo un remo...  Le ipotesi sono due e in ogni caso scontentano qualcuno: continuare sulla strada tracciata da Ritorni e gareggiare con questi numeri nel 2012 per arrivare a solo otto rioni "tuttofare" nel 2013, oppure pensare a un campionato 6 più 6 (magari non assegnando il dieci rimasto per lasciare che sia la retrocessione di quest'anno a far quadrare i conti nel prossimo). Insomma, toto remo.  Ma una cosa è certa: la riforma non parlava solo di accorpamenti e nascita di associazioni, ma anche di adeguamento logistico. Anche perché se davvero ogni rione dovesse preparare giovani, ragazzi, barca a dieci e barca a quattro le vecchie cantine di qualche metro non basterebbero.  Dopo il censimento degli spazi fatto in città non è cambiato molto. Anzi. Per la demolizione della vecchia cantina del Venezia lo Shangai è rimasto senza sede. Il Sorgenti-Corea-Cigna ha abbassato la saracinesca e non gareggerà, mentre nelle docce del Fabbricotti non scorre l'acqua da mesi: quest'anno i vogatori si sono dati da fare e hanno formato una nuova dirigenza fatta soprattutto di giovani, ma per problemi legati alla gestione precedente non hanno ancora potuto stipulare un nuovo contratto con Asa.  Poi c'è il caso limite della storica cantina dell'Ovosodo. Sembra il colmo: mentre la città è costretta a fare i conti con l'emergenza casa, anche la sezione nautica bianca e gialla è finita sotto sfratto e potrebbe dover abbandonare gli scali che la proteggono da oltre mezzo secolo.  Prima di lasciare la giunta l'assessore Ritorni aveva fatto mettere a bilancio una somma che sarebbe servita ad evitare lo sfratto: somma che poi, in regime di emergenza, è servita a realizzare posti letto all'ex caserma La Marmora. Famiglie e sport sotto sfratto.  E il Palio? Potesse parlare forse direbbe: «Io, speriamo che me la cavo...»

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di Redazione web