Il Tirreno

Livorno

L'Asl contro se stessa, l'ufficio igiene blocca i lavori all'ospedale

Anna Cecchini
Il laboratorio del centro trasfusionale (foto di archivio)
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Il laboratorio del centro trasfusionale (foto di archivio)

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LIVORNO. Prima hanno fatto lavorare medici e infermieri in un reparto che sembrava un cantiere aperto. Dopo un anno e mezzo di lavori hanno deciso di trasferire buona parte dell'attività (e dei dipendenti) in un'altra zona, spiegando che il cantiere era incompatibile con l'intervento di ristrutturazione (quasi concluso). La decisione ha fatto arrabbiare i sindacati, che temono che sia soltanto l'inizio dello smantellamento del reparto. Fin qui le vicende recenti del laboratorio del centro trasfusionale sono note.  Ma c'è di più. C'é una storia che sta facendo il giro dei corridoi dell'ospedale, ma che nessuno vuole raccontare mettendoci la faccia. Perché a narrarla viene da sorridere. Ad ascoltarla già meno. L'Asl 6, per la ristrutturazione dei due piani del centro trasfusionale, è finita in una sorta di corto circuito amministrativo, in cui è diventuta allo stesso tempo colpevole e accusatrice di se stessa.  Partiamo dall'inizio. E da quello che pare sia successo all'interno del reparto. Circa un mese e mezzo fa i Nas, durante altre operazioni, hanno "fatto visita" al centro trasfusionale. Devono aver visto qualcosa che non tornava, soprattutto si devono essere accorti che i lavori di riqualificazione della struttura, avviati un anno e mezzo prima, potevano non essere così compatibili con l'attività lavorativa del personale sanitario del reparto. Fin qui tutto fila. Dopo la vicenda comincia a scricchiolare.  I Nas, come avrebbero fatto in qualunque altro caso dopo aver individuato in un luogo di lavoro una situazione anomala, hanno chiesto l'intervento dell'ufficio igiene, che si occupa della medicina del lavoro. Gli addetti dell'ufficio pare siano andati al centro trasfusionale e, dopo aver fatto dei controlli, abbiano preso atto della situazione di incompatibilità tra l'attività lavorativa e il cantiere e abbiano anche messo nero su bianco (non è chiaro se sia stato redatto un vero e proprio verbale) la situazione. Niente di strano, verrebbe da pensare. Qual'è l'aspetto comico in tutta la vicenda? Il fatto che l'ufficio igiene è una struttura Asl, visto che i tecnici che fanno le verifiche sono dipendenti dell'azienda sanitaria. Che quindi stavolta si è presa in castagna da sola. Da una parte Asl ha fatto lavorare per un anno e mezzo i dipendenti nei locali in ristrutturazione, ovviamente sapendo che lì c'erano lavori, dall'altra la stessa Asl ha stabilito l'incompatibilità fra le due attività. Alla fine della vicenda sembra addirittura che il responsabile del reparto trasfusionale venga sottoposto a un controllo disciplinare. Niente di grave, ma certo viene da riflettere sulla gestione delle strutture sanitarie cittadine.

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