Il dolore
Il salone è troppo vicino al cimitero. La guerra legale tra proprietà e Comune va avanti dal 1975
La concessionaria è «abusiva»
Federico Lazzotti
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AUTOSALONE. Concessionaria in via del Littorale Sentenza del Tar dopo 15 anni, "Mercato per l'auto" a rischio demolizione
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LIVORNO. Il "Mercato per l'auto", la concessionaria in via del Littorale, «è abusiva» e ora rischia di essere demolita. A dirlo è il tribunale amministrativo di Firenze che dopo una guerra legale e burocratica tra Comune e proprietà che dura dal 1975, ieri ha depositato la sentenza. I tre magistrati hanno respinto i due ricorsi presentati tra il 1995 e il 1996 quando l'allora sindaco di Livorno prima disse «no» ad una sanatoria edilizia e successivamente emise un'ingiunzione di demolizione entro novanta giorni, poi mai eseguita. Al centro della battaglia legale c'è la distanza tra l'autosalone e il cimitero di Antignano. «Troppo vicini», dice la legge che giudica quell'area «inedificabile per qualsiasi opera». A questo si sono aggiunti negli anni - come scrivono i nuclei specializzati del Comune dopo un sopralluogo del 1995 - sei abusi edilizi tra i quali la realizzazione di uffici, rimessaggio e il locale per l'esposizione delle auto in vetro e acciaio. Sono gli stessi tre magistrati che hanno fatto parte della Camera di consiglio che ha emesso la senteza a ripercorrere la storia dell'autosalone a partire dal 1971 quando fu posata la prima pietra da parte del proprietario, l'imprenditore Giuseppe Colosimo, ora scomparso e al quale sono succeduti due dei figli. Il Comune nel marzo di quell'anno concede due licenze cosiddette «in precario», vale a dire a termine, ciascuna della validità di un anno, per l'esposizione di autovetture. Visto che la zona è vincolata perché in un'area cimiteriale, lo stesso proprietario - si legge nella sentenza - si era impegnato a rimuovere l'impianto a richiesta del Comune. E la richiesta arriva nel settembre del 1975 quando per ampliare il cimitero l'ammistrazione revova le concessioni temporanee e ordina la demolizione. Da qui, siamo nel gennaio del 1980, nasce il primo ricorso al Tar che viene respinto tre anni dopo e poi appellato di fronte al Consiglio di Stato. Passano altri tre anni e il proprietario presenta domanda di concessione in sanatoria al Comune. Ma la domanda è nebulosa e l'amministrazione chiede un'integrazione di documenti che agli uffici comunali risulta ancora mai recapitata. Ecco perché la richiesta, siamo nel 1995 e sono già passati nove anni, viene respinta e il Comune dispone un sopralluogo del quale informa anche la Procura della Repubblica e la Provincia. Da questo blitz emergono sei abusi edilizi eseguiti «in assenza di concessione» e che la domanda di condono per tre di queste opere «è stata respinta». Il motivo? Perché tutte questi fabbricati sono «in una zona sottoposta a vincolo paesaggistico e cimiteriale». Scatta dunque da parte del Comune, prima l'ingiunzione di demolizione e poi l'avviso che non eseguendo i lavori scatterà entro novanta giorni il ripristino dello stato dei luoghi. È su queste due provvedimenti che la proprietà ha fatto ricorso al Tar di Firenze. Quindici anni di attesa prima della sentenza con la quale il Tribunale amministrativo ritiene «infondato» il primo ricorso e repinge il secondo definendo l'immobile «abusivo» e condanna il ricorrente al pagamento di tremila euro di spese. Adesso il Comune, rappresentato dall'avvocato Paolo Macchia, annuncia che attiverà i procedimenti per emanare un'ordinanza di demolizione nel caso non lo facciano i proprietari. Da parte sua l'affittuario spiega che «farà un nuovo ricorso».
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