Il Tirreno

Livorno

Tolto il porto d'armi a campionessa di tiro dopo una lite con l'ex

Federico Lazzotti
<b>SENTENZA </b>Emessa dal Tar di Firenze
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SENTENZA Emessa dal Tar di Firenze

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 LIVORNO. Per mesi non ha potuto allenarsi con i bersagli e preparare le gare. Colpa di una lite in strada con l'ex compagno a cui ha fatto seguito la decisione di toglierle il porto d'armi.  Adesso una sentenza del Tar di Firenze ha annullato il provvedimento del 2 luglio scorso e ha ridato a Sabrina Manetti, 37 anni, il permesso di tenere la carabina con sé e dunque di tornare a preparare le gare.  «Tutto è iniziato - racconta il legale della donna, l'avvocato fiorentino Stefano Salimbene - dopo una lite tra la signora e il suo ex convivente». La discussione avviene in strada alla fine di giugno. Il motivo scatenante sarebbe legato al figlio e al rispetto degli orari. Da qui nasce una furiosa lite alla quale assistono anche dei vicini. «Gli ex conviventi - va avanti l'avvocato - si sono querelati a vicenda e il caso è arrivato perfino al Tribunale dei minori». Ma anche sul tavolo del Questore di Livorno che il 2 luglio firma un decreto «urgente» giustificato con «l'interesse pubblico» con il quale revoca la licenza di porto di fucile per tiro a volo nei confronti di Sabrina Manetti, rilasciato il 20 agosto del 2009.  In questo modo la donna non può più usare la sua carabina per allenarsi. Va avanti il suo legale: «La sua è una disciplina particolare che consiste nel colpire dei bersagli mobili, delle finte sagome di animali. In questa specialità la signora è conosciuta tanto da partecipare anche a competizioni all'estero».  Ma senza il porto d'armi addio allenamenti e addio gare. Ecco perché a fine estate la campionessa si rivolge a due avvocatio fiorentini e presenta ricorso al tribunale amministrativo. Nella richiesta si chiede la «sospensione del provvedimento».  La causa di Sabrina Manetti è stata discussa in camera di consiglio lo scorso 3 di novembre dai magistrati Maurizio Nicolosi, Ivo Correale e Pietro De Bernardis e depositato in segreteria mercoledì scorso.  Nelle cinque pagine della sentenza i tre giudici ripercorrono quanto è avvenuto da giugno ad oggi, in particolare analizzando il provvedimento del questore e definendo il ricorso della sportiva «manifestamente fondato». Nel merito il Consiglio punta l'attenzione in particolare sulla «celerità» con la quale è stato revocato il porto d'armi e ne contesta le motivazioni, perché «non c'erano queste esigenze».  In secondo luogo, la ricorrente avrebbe spiegato (e convinto) i magistrati che la lite con il marito non ha nessun collegamento con la sua presunta inaffidabilità nell'uso delle armi. Ecco perché - si legge nella sentenza - la seconda sezione del tribunale amministrativo - accoglie il ricorso e conseguentemente annula il provvedimento impugnato. «Ma è solo il primo grado», conclude il legale. Ma la sportiva, intanto, è tornata ad allenarsi in vista delle prossime gare

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di Redazione web