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IL CASO
Pm, avvocati e giudici divisi sui mali della giustizia E le aule restano vuote
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LIVORNO. Aule vuote e corridoi semideserti. È il panorama entrando al tribunale di Livorno in occasione della settimana di astensione dalle udienze proclamata dagli avvocati penalisti italiani e che durerà fino a domani. Un momento di pausa che ha dato vita lunedì a un incontro dibattito organizzato dalla Camera Penale e dall'Ordine degli avvocati. Si è parlato di giustizia e di problemi che la affliggono lanciando l'idea di organizzare tra tre anni un convegno internazionale in occasione del 250º anniversario della prima edizione del libro "Dei delitti delle pene" di Cesare Beccaria stampato a Livorno, nel 1764, nella stamperia Coltellini e vera e propria guida di ogni penalista. Al dibattito, coordinato dall'avvocato Alberto Uccelli, hanno contribuito le opinioni, anche molto divergenti, di magistrati e avvocati. Si è parlato di quanto la politica sia distante dai temi caldi che, invece, stanno molto a cuore dell'avvocatura. In particolare gli avvocati invocano - a tutela del cittadino - il rispetto delle garanzie come indispensabile strumento per dare, a chiunque si trovi ad essere imputato in un processo, la certezza che verrà giudicato nel rispetto delle regole; il che significa, ad esempio, che deve ritenersi inviolabile la segretezza del rapporto tra l'avvocato e il suo assistito il quale dovrebbe poter parlare al telefono con il proprio legale senza il timore di essere ascoltato. Diversi sono apparsi gli orientamenti della magistratura, rappresentata all'incontro dal pubblico ministero Massimo Mannucci (rappresentante locale dell'Associazione Nazionale Magistrati) e di Gabriella Marinelli, attuale presidente della sezione Penale. Il pm, in contrapposizione rispetto all'avvocatura, ritiene, ad esempio, che l'interferenza nel rapporto segreto tra avvocato e suo assistito sia giustificata da esigenze di verità (per esempio quelle investigative) che non possono essere compromesse. Diversa e contraria l'opinione del presidente del Tribunale la quale è apparsa sensibile ai pericoli che potrebbero derivare (anche ai fini del buon esito di un giusto processo) dalla violazione della segretezza dei colloqui tra cliente ed avvocato. Insomma, concordi tutti nel constatare la gravità del "malato Giustizia"; diverse, se non opposte, le terapie. Al di là di questo - sottolinea un avvocato - sarebbe già molto se il cittadino comprendesse l'importanza del ruolo dell'avvocatura nella difesa dei suoi diritti e quanto sia indispensabile la presenza dell'avvocato nel processo a presidio delle garanzie cui ciascuno di noi ha diritto.
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