Gioco
Tessere Uil anomale, sindacalista lascia
Cristiano Meoni
Venti iscritti "concordati" con Lorenzini. Esplode il caso: veleni e dimissioni
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LIVORNO. C'è una guerra delle tessere dentro la Uil. Sono le venti tessere che il sindacato ha fatto, di recente, tra i lavoratori di un'azienda del porto, la Lorenzini. Le modalità delle adesioni hanno provocato un terremoto dentro il sindacato. Perchè, così si racconta in una lettera che circola fra le banchine, pare che le nuove iscrizioni alla Uil non siano state troppo spontanee: addirittura, sarebbero state caldeggiate dallo stesso imprenditore, Enio Lorenzini. Una circostanza - quella che un imprenditore faccia campagna dentro la propria azienda per un sindacato - perlomeno irrituale. Fatto sta che il responsabile della categoria porti della Uil, Massimo Lomi, apprese dagli stessi lavoratori di Lorenzini le modalità con cui era avvenuto il tesseramento, fatto a sua insaputa dal segretario confederale provinciale Francesca Cantini, si è dimesso da iscritto e da tutti gli incarichi nel sindacato. E, quando hanno saputo come sono andate le cose, lo hanno imitato una decina di lavoratori del porto iscritti alla Uil. Può sembrare incredibile che un imprenditore promuova l'iscrizione a un sindacato. Ma non lo è se si considera il contesto in cui opera Lorenzini: il porto. Un porto dove le aziende che operano fuori dal sistema dominante - quello che ruota attorno alla Compagnia Portuale - si sentono avversate ed escluse dalle sedi decisionali. Peraltro, la Cgil - il sindacato nettamente maggioritario - è considerata molto sensibile agli interessi della Compagnia Portuale, se non altro per una questione numerica: gran parte degli iscritti alla Filt Cgil lavorano in Compagnia o nelle aziende ad essa collegate. Ecco allora che Lorenzini, già da tempo, si è posto il problema di cercare una sponda nel mondo sindacale che non sia la Cgil, un interlocutore attento alle proprie istanze di azienda emergente e concorrente della Compagnia. Non è un caso che sia nata e cresciuta proprio tra i dipendenti di Lorenzini l'idea di presentare una lista di candidati alla commissione consultiva dell'Autorità Portuale alternativa a quella ufficiale dei sindacati, lista poi sconfitta alle elezioni del maggio scorso. Con una scelta del nome neppure questa casuale: «Azzurra», quasi a contrapporsi al «rosso» - più o meno acceso - dell'asse Cgil-Compagnia. E' in questo clima che, un paio di mesi fa, è cominciata a correre la voce che la Uil stava facendo manbassa di tessere alla Lorenzini. Ma a fare la campagna - cosa piuttosto strana - non era il sindacalista che aveva sempre seguito l'azienda, Massimo Lomi, piuttosto la segretaria confederale Francesca Cantini. Lomi è rimasto di sasso quando ha appreso come stavano le cose. A settembre riceve una telefonata da Enio Lorenzini che gli dice, senza perifrasi, che la segretaria confederale della Uil gli aveva chiesto una ventina di tessere. Ma il sindacalista reagisce con una durezza inaspettata: «Enio, sappi che io non sono d'accordo. Come potrei mettermi ad un tavolo a contrattare con te se mi hai procurato degli iscritti? Io di questa cosa non voglio neppure sentirne parlare». Invece il tesseramento va avanti, eccome. E oggi, alla Lorenzini, la Uil ha 35 iscritti ed è l'unico sindacato presente in azienda. Il 13 ottobre scorso Lomi, non contento delle risposte ricevute, ha vergato la sua lettera di dimissioni irrevocabili: da iscritto alla Uil pensionati - dove nel frattempo è transitato - e da dirigente della Uiltrasporti con incarichi regionali e nazionali.
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