Il racconto dei dipendenti: «Lo ha aiutato ad uscire, poi la fuga su una station wagon»
Spunta un complice per la rapina al Lidl
Federico Lazzotti
◗
RAPINA Venerdì sera al supermercato Lidl di via Filzi 2 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Spunta un complice per la rapina al supermercato Lidl di via Filzi, dal quale venerdì sera sono stati rubati oltre 6mila euro, mentre da ieri la direzione ha deciso di affidarsi ad un istituto di vigilanza per scongiurare altri episodi simili. Di un secondo rapinatore parlano i due dipendenti del market che intorno alle 21 sono stati aggrediti dal malvivente che con il volto coperto da una busta di plastica e dal cappuccio li ha minacciati con un'arma, forse una pistola giocattolo. «Ci siamo accorti del secondo uomo - raccontano - quando il rapinatore cercava di uscire. Il complice aspettava nel parcheggio, anche una nostra collega ci ha detto, che intorno alle 20,30, ha visto un'auto, una station wagon con due stranieri a bordo». Probabilmente il rapinatore che è poi entrato «alto, snello e dalla carnagione olivastra», ha atteso che negli uffici rimanessero solo due persone. Poi si è intrufolato e ha aspettato. «Il mio collega - spiega uno dei due testimoni - ha staccato il cassetto dalla cassa e lo ha portato in ufficio per contare l'incasso, dopo pochi secondi ho fatto la stessa operazione e l'ho raggiunto». A quel punto è entrato il rapinatore. «È sbucato da dietro una colonna - vanno avanti - aveva una busta in testa, il cappuccio sopra e tre buchi in faccia: due sugli occhi e uno sulla bocca. È venuto verso di noi, ripeteva solo tre parole: "Dammi i soldi, dammi i soldi". Da come le pronunciava si capiva che non era italiano e dalle mani abbiamo visto che era di carnagione scura. Mi ha puntato la pistola alla testa. Non so se era un'arma giocattolo, era dorata ma non ho visto il tappo rosso sulla canna. Abbiamo avuto paura. In quel momento mi è passata tutta la vita davanti. Continuava a gridare, si guardava intorno e cercava la cassaforte. "Datemi tutti i soldi". Ha preso i due cassetti l'incasso e se n'è andato». Le porte del supermercato erano chiuse. «Ha iniziato a forzarle. Abbiamo visto il complice che lo aiutava». Nel parcheggio è stato trovato il caricatore. «È da quello - concludono i dipendenti - che gli investigatori sono arrivati alla conclusione che la pistola fosse un'arma giocattolo».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
