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Livorno

De Tomaso, sfuma il socio indiano «Ma andiamo avanti»

Da sinistra Gianluca Gianmario ed Edoardo Rossignolo, sulla sfondo la Deauville
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Da sinistra Gianluca Gianmario ed Edoardo Rossignolo, sulla sfondo la Deauville

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 LIVORNO. Non ci sarà nessun socio indiano nel capitale della De Tomaso, la casa automobilistica rilevata da Gianmario Rossignolo con 1100 dipendenti sparsi tra Torino e Livorno. La trattativa con il fantomatico investitore asiatico, la cui identità non è mai stata rivelata, è saltata. A darne notizia è stato Gianluca Rossignolo, giovedì, nell'incontro con i sindacati di Torino. Una buona notizia per chi temeva che l'indiano avrebbe finito per trasferire tutta la produzione all'estero. Ma anche una pessima, perchè l'investitore avrebbe apportato capitali freschi per finanziare l'attività. Rossignolo ha detto ai sindacati che resta alla ricerca di un partner finanziario. «Il programma comunque va avanti» ha detto.  Giovedì prossimo i vertici della De Tomaso scenderanno a Livorno per incontrare i sindacati livornesi e rassicurarli che tutto procede secondo il programma prestabilito. I corsi di formazione pratica avviati nello stabilimento di Guasticce interessano già una quarantina di lavoratori ed entro la fine dell'anno dovrebbero coinvolgere anche i rimanenti operai. I sei mesi di formazione termineranno a primavera e poi dovrebbe iniziare la produzione del primo modello, la Deauville. Ma, certo, non si può nascondere che permangono dei problemi. La De Tomaso è sotto sfratto a Torino, dove deve pagare alcune mensilità arretrate per l'affitto dello stabilimento ex-Pininfarina di Grugliasco. Senza gli aiuti pubblici promessi dalla precedente giunta regionale del Piemonte, inoltre, il piano finanziario dell'attività non quadra. Da qui la necessità di un partner finanziario. Giovedì Rossignolo ha detto ai sindacati che l'ingresso del socio indiano in una posizione di maggioranza avrebbe indebolito il legame dell'azienda con l'Italia, dunque Torino ma anche Livorno. Perchè - così hanno riferito i sindacalisti presenti all'incontro - l'investitore asiatico voleva carta libera sui progetti. «Per fortuna - avrebbe aggiunto Rossignolo - abbiamo altre trattative aperte».  Il punto che rassicura è che, comunque, l'ingranaggio è in moto, ci sono già contributi pubblici deliberati e indietro sarà difficile tornare. Quello che inquieta è invece un problema di credibilità. Dire a primavera che entrerà un socio indiano, non rivelarne mai il nome e poi ad autunno archiviare tutto, non aiuta ad avere fiducia nell'operazione. (c.m.)

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di Redazione web