Gioco
Avanti così livornesi, il terziario godereccio ci salverà
segue dalla prima
In tempo di crisi la città tira a campare inventandosi mestieri e sfruttando le capacità artistiche
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qualcosa d'interessante da produrre o da smerciare, vedremo, ci ingegneremo. Ma in questo momento, parliamoci chiaro, non c'è pane secco, a cominciare da un porto gravato di problemi strutturali e tutt'altro che agili da risolvere; tant'è vero che sono più o meno i soliti - irrisolti - da decenni. Quanto alle fabbriche importanti con un reddito certo e un futuro affidabile, ce le siamo scordate perlomeno da una ventina d'anni e forse era meglio se ci si scordavano anche prima, prevedendone per tempo il carattere transitorio, invasivo, e in certi casi anche molto "assistenziale". Dunque, lasciateci cazzeggiare: e tanto più in questo momento critico, sul quale qui si scherza con mano lieve ma forse non ci sarebbe tanto da ruzzare. Cazzeggiare vorrebbe dire dedicarsi - con la maggiore continuità, ambizione e professionalità possibili - alle attività terziarie che vanno dal "wellness" allo spettacolo, dal cacciucco allo sport. Perché questo è il nostro talento storico, il settore nel quale noi livornesi siamo sempre stati - e possiamo tuttora essere - innovativi e creativi. E' quasi una vocazione. Una riprova facile? Ci sono decine e decine di artisti o artistoidi della diaspora labronica che si sono anche recentemente imposti nello "showbiz", a qualsiasi livello. Mica è necessario diventare Virzì, sfondare al Premio Strega o bucare il video a Sanremo; si può anche vincere "X Factor", qualche bel premiuccio o festivalino minore che poi fa spiccare il grande balzo; oppure inventarsi una sagra, un torneo, un museo o un concorso realmente originale come fanno centinaia di città o di improbabili paesi a giro per la Toscana e oltre. Se posso permettermi una piccola auto-citazione, è proprio questo lo sbocco che suggerisco per dare un pezzo di futuro alla nostra invecchiata e sfavata città, nel mio recente libro "Amarcanto". Terziario arretrato e godereccio. Ammesso che sia davvero arretrato, e non invece molto più avanzato di quello che sembri. Perché giocando e cazzeggiando si possono dimostrare - o addirittura insegnare - cose molto serie e importanti. Tipo quella meravigliosa tappa dell'ultimo Giro d'Italia: ha mostrato o no qualcosa d'importante al mondo? E' stata o no un super "promo" anche sul piano morale? Però, questa strada non viene da sola; va aperta e asfaltata. Bisogna essere credibili, per diventare la capitale del cazzeggio come potremmo essere. Innanzitutto la diaspora andrebbe riunita, almeno in alcune circostanze importanti ogni anno, che diano la misura plastica di quello che abbiamo e che possiamo fare: una bella vetrinona da piazzare in una location prestigiosa (una delle Fortezze? la Terrazza?), un paio di eventi capaci di stupire e invogliare. E poi l'amministrazione - non necessariamente solo quella locale - e le categorie economiche ci si dovrebbero buttare, senza tanti discorsi; e la stessa città dovrebbe ritrovare la sua fiera e popolana bellezza, la sua caratteristica di "set naturale". Non ci manca nulla per riuscirci, se non la voglia, le idee e i quattrini: cominciamo dalla voglia e dalle idee che sono quasi gratis, poi si discorrerà dei quattrini. Due severe obiezioni mi sono state fatte, anche di recente: questa è una visione di basso profilo ed economicamente astratta, per il futuro della nostra Livorno. Può darsi. Però stiamo attenti, nell'incertezza, a non continuare a chiacchierare e basta, perché non so se possiamo permettercelo. E ancora più attenti stiamo a non chiacchierare con la puzza al naso, perché quella non possiamo più permettercela di sicuro. Federico Buti
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