Gioco
Il porto di Livorno crocevia internazionale del traffico di droga
Lara Loreti
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SEQUESTRO. La coca trovata dai carabinieri di Roma coi colleghi livornesi 3 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Cos'hanno in comune il palmito, il cuore dolce della palma, e la cocaina? Qualcosa in più del colore, bianchi entrambi. Quasi 3.500 lattine (racchiuse in 1.780 scatole), che ufficialmente contenevano il particolare prodotto alimentare, sono state intercettate nel porto di Livorno, la scorsa primavera. Ma in realtà quei contenitori celavano al loro interno oltre 24mila cilindri con la droga: 1,2 tonnellate di polvere bianca, destinata al mercato del Nord Italia e del Nord Europa, nascosta in una nave cargo proveniente dal Cile. A trovarla i carabinieri, nell'ambito della vasta indagine sulla 'ndrangheta che s'è conclusa ieri e che ha portato all'arresto di 30 persone. È così che il nostro porto si conferma un crocevia privilegiato dei grandi spostamenti internazionali di droga. Una scalo che "fa gola". Un canale considerato appetibile dai trafficanti di droga per la sua posizione strategica - vicina alla rotta della Spagna - e anche per le dimensioni: lo scalo labronico è grande, ma non troppo. E quindi meno controllato, ad esempio, del vicino porto di Genova, molto più ampio. Inoltre è vicino all'autostrada: dal porto di Livorno, in breve tempo, si può arrivare in autostrada e raggiungere in poche ore le principali località del Nord Italia, da Milano a Torino, mete privilegiate del mercato della droga. Come spiegano gli esperti della Finanza, raramente la droga che passa per Livorno è destinata al mercato locale: molto più spesso viene caricata su auto e camion e portata via terra al Nord. Il boom sulle navi passeggeri. La cocaina trovata dai carabinieri era trasportata su una nave container in transito a Livorno. Ma la maggior parte dello stupefacente scovato dalle forze dell'ordine nel nostro porto riguarda la realtà delle navi passeggeri. Un settore in forte espansione in città. In particolare, la linea più frequentata dai corrieri della droga è quella che, introdotta da circa un anno fa, segue la rotta Tangeri-Barcellona-Livorno, con scalo alla Sintermar. Una linea molto frequentata dagli spacciatori di ritorno dal Nordafrica che la usano per il trasporto di hashish e marijuana, stupefacenti tipici del Maghreb. Meno frequente invece - anche per la difficoltà dei controlli, come spiegano gli addetti ai lavori - è trovare la droga nei container in transito per Livorno. Nel caso delle navi merci, comunque, la rotta più appetibile per i corrieri della droga è quella proveniente dal Sudamerica, Colombia e Uruguay in testa. A Gioia Tauro, invece, il trasporto della droga avviene solo sulle navi cargo. I dati: hashish in testa. La presenza di droga nel porto livornese è in continuo aumento. Come emerge dai controlli quotidiani della Guardia di finanza (il porto è controllato da 130 finanzieri) e delle Dogane, lo stupefacente che transita più frequentemente in città è l'hashish. Da gennaio la sezione della Guardia di finanza che monitora il porto ne ha sequestrati 300 chili, pari a dieci volte il quantitivo trovato l'anno precedente. Le Fiamme gialle hanno sequestrato poi 800 grammi di cocaina e 300 grammi di marijuana. Tutti numeri in crescita rispetto al 2010. Di solito lo stupefacente viene celato all'interno delle vetture. E i corrieri sono per la maggior parte italiani del Settentrione. Uno dei sequestri più clamorosi fatti dalla Guardia di finanza risale allo scorso agosto quando furono arrestati due veneti provenienti dal Marocco. Nascondevano oltre duecento chili di hashish in un doppio fondo nel bagagliaio della vettura, una Peugeot.
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