Il Tirreno

Livorno

L’ex commissario della Porto 2000 li avrebbe portati al banco dei pegni: sarà processato

Gioielli e quadri spariti, nuovi guai per Lenzi

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DIPINTI All’interno della Porto 2000

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 LVIORNO. Bruno Lenzi avrebbe cercato di mettere al sicuro il suo tesoro dal sequestro. Tra dipinti, sculture, preziosi e gioielli si parla di centinaia di migliaia di euro. Per questo, l'ex numero uno dell'Autorità portuale, è stato rinviato a giudizio.  L'ipotesi accusatoria sostenuta dal pubblico ministero Massimo Mannucci risale al periodo tra la fine del 2009 e l'inizio del 2010 quando Lenzi, oltre ad essere proprietario dei bene era anche il custode. In questo contesto - sempre secondo gli inquirenti - avrebbe chiesto aiuto a due persone affinché impegnassero quindici orologi per un valore complessivo di oltre trentamila euro. In particolare l'11 dicembre 2009 ne vennero portati tre, valutati 15mila euro, al servizio pegno della banca del Monte di Lucca, mentre tra il 27 novembre e il 2 dicembre dello stesso anno avvenne la stessa cosa per altri dodici orologi in un'agenzia pisana della Cassa di Risparmi di Lucca, Pisa e Livorno e in cambio vennero pagati 17.500 euro.  Più semplice invece quello che sarebbe accaduto a sessantasei opere d'arte, una scultura e vari preziosi sottratti della stesso Lenzi quando erano sotto sequestro. Per la maggior parte si tratta di quadri firmati da Madiai, l'autore più caro a Lenzi. Ma ci sono anche lavori di Bertelli, Fontani, Casace e Leone, mentre la scultura è di Arturo Martini.  Lenzi, che ha già patteggiato quattro anni per le accuse di peculato e false fatturazioni quando ricoprì il ruolo di presidente della Porto 2000, è stato invece prosciolto dall'ultima delle tre accuse nelle quali era indagato. Si tratta dell'uso di una Mercedes di proprietà della società Rari, di cui Lenzi eras socio. Con lui era indagato anche il presidente della Srl, Robi Morreale, 57 anni, di Rosignano.  Secondo l'accusa, Lenzi usando quell'auto «in modo esclusivo e appropriandosene», avrebbe eluso il blocco previdenziale del patrimonio. Spiega il legale del presidente della Rari, l'avvocato Roberto Nuti: «Lenzi aveva quella macchina in quanto socio della società, come avveniva anche per gli altri dirigenti». (f.laz.)

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