Il Tirreno

Livorno

L’accordo tra Asl, Comune e forze dell’ordine

L'aguzzino è in famiglia Arriva un mese in rosa

Federica Boldrini
<strong>VIOLENZE.</strong> Sempre di più vittime in famiglia
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VIOLENZE. Sempre di più vittime in famiglia

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LIVORNO. La rete antiviolenza funziona. Comune, Questura, Carabinieri, Asl e associazione Ippogrifo hanno dato vita, da circa due anni, a un modello innovativo per aiutare le donne vittime di violenza. Un modello di cui si stanno raccogliendo i frutti: oggi la rete è una realtà importante del territorio livornese che aiuta decine di donne ogni anno a denunciare le violenze, senza dover subire l'umiliazione di passare da un ufficio ad un altro per raccontare ogni volta le brutte esperienze vissute, accompagnando le vittime con un percorso di "ritorno alla vita".  Un'iniziativa importante, dal titolo "Prevenire e fronteggiare la violenza contro le donne", è stata presentata ieri dall'assessore al sociale Gabriele Cantù, affiancato da Francesco Zerilli (capo della divisione anticrimine della questura), dal tenente Claudio Gallù, dalla dottoressa Rosa Maranto (responsabile dei consultori della Asl) e da Maria Giuliana Tinghi, in rappresentanza dell'associazione Ippogrifo.  Il mese di novembre si tinge di rosa con una serie di iniziative organizzate nella sede del Centro Donna (Largo Strozzi, 3).  «Con l'obiettivo - specifica Tinghi - di informare a tutto campo su un fenomeno delicato di fronte al quale non bisogna mai abbassare la guardia: la violenza sulle donne».  Attraverso dibattiti, concerti, lettura di poesie e di pagine di letteratura si affronterà, appunto, il delicato argomento che assume volti sempre più diversi: dalla violenza carnale (i numeri a Livorno sono per fortuna bassi), allo stalking, alla violenza sulle madri, con l'obiettivo di fornire ai cittadini una maggiore conoscenza, ma anche strumenti per fronteggiare il problema quando si manifesta.  «Anche se la nostra città non rientra tra le realtà più a rischio - dice l'assessore Cantù - il lavoro svolto dalla rete è necessario soprattutto perché permette di instaurare con la persona che decide di denunciare una "confidenza" di rapporti".  E un'azione assolutamente concreta viene svolta dalla questura: «Il nostro compito - ricorda Zerilli - è prevenire e reprimere situazioni di reato di questo tipo. Ma la parola chiave resta comunque "prevenzione": un'azione possibile soltanto attraverso la comunicazione di messaggi che devono arrivare chiari a chi si trova in una situazione a rischio».  Nella maggior parte dei casi le violenze si manifestano in ambienti familiari, lo sa bene la dottoressa Maranto che sottolinea: «Molto spesso le donne si rivolgono ai consultori per interrompere una gravidanza. Ecco, dietro ad una scelta del genere si nascondono spesso situazioni molto complesse nel nucleo familiare che sono sfociate in violenza, anche psicologica».

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