Gioco
Come si salva la città in caso di "allerta 2"
Federico Lazzotti
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UGIONE. Più alto largine rispetto alla strada in zona industriale Quattro le zone a rischio: Ardenza e l'Accademia sarebbero le prime ad essere evacuate
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LIVORNO. È blu scuro il colore dell'Allerta 2 quella che fa rima con allarme alluvione: in pochi minuti copre sotto un metro d'acqua buona parte dell'Ardenza, la zona compresa tra lo stadio e l'Accademia fino ai cimiteri della Rosa e l'area industriale che si estende tra Fiorentina e La Cigna per un totale di oltre undici chilometri quadrati, all'interno dei quali ci sono 1249 edifici. Più il blu si fa profondo più persone vanno messe in salvo, più case da evacuare, aziende da aiutare e danni da contare. È stata dipinta così la bomba d'acqua che potrebbe colpire Livorno dopo aver mandato in tilt i quattro maggiori corsi d'acqua che attraversano la città: Rio Ardenza, Rio Maggiore, l'Ugione e il Rio Cigna, com'è successo tre volte nel secolo scorso, l'ultima negli anni Novanta. Il piano comunale della Protezione civile è composto da oltre cento pagine ultimate nell'agosto scorso, a distanza di sette anni dalla prima bozza e in via di approvazione da parte del consiglio comunale. Nella sala operativa al secondo piano del palazzo del Comune c'è un computer acceso sulle previsioni del tempo per le prossime 72 ore. «Vede quel fronte blu che si avvicina dall'Atlantico - spiega il dirigente - quella è una perturbazione importante e quando incontrerà il mare caldo delle nostre zone prenderà forza e poi scaricherà tutta la pioggia a terra. Speriamo che non lo faccia qui da noi». Dalla Regione, da dove ogni giorno parte un bollettino con l'eventuale allerta meteo, per i prossimi tre giorni è previsto un pericolo minimo legato più al mare che alla pioggia. Ma spesso, vedi quello che è successo ieri all'isola d'Elba o nei giorni scorsi in Lunigiana e Liguria, anche l'attenzione non basta. «I dati sono importanti spiegano gli addetti ai lavori - poi però c'è un lavoro di esperienza». Perché il termometro di un rischio lo puoi leggere anche con gli occhi. «Quando vedete la pioggia che cade a ghiandate, come si dice a Livorno - spiega il responsabile della Protezione civile Leonardo Gonnelli - guardate l'orologio e prendete il tempo. Se continua per più di dieci minuti la città va sott'acqua e non ci puoi fare nulla». In quel casa devi solo essere preparato al peggio. Ecco allora che diventa determinante il lavoro di prevenzione: la pulizia dei tombini come quello dei letti del fiumi. Le conseguenze (amplificate) sarebbero quelle vissute l'ultima volta nel settembre 2009 quando la città venne colpita da una bomba d'acqua che in dieci minuti riversò per le strade 30 millimetri di pioggia. «Quel giorno - ricordano dalla Protezione civile - la Regione aveva emesso un bollettino con allerta 1, vale a dire una criticità moderata». I torrenti, invece, tracimarono, le strade diventarono fiumi, i sottopassi trasformati in acquari mortali ed interi quartieri in ginocchio. Settanta millilitri più avanti e sarebbe stato il caos. E Livorno si sarebbe trovata dentro a una di quelle immagini che in questi giorni passano sui tiggì tra fango e pianti. Perché un evento così tragico - dicono i dati - capita ogni duecento anni. Ma può avvenire, come dimostrano gli ultimi eventi in Toscana e Liguria. Accadesse oggi inizierebbe l'evacuazione di buona parte della città che in poche ore diventerebbe un accampamento. Sei i punti critici dove si riverserebbero gli oltre duecento tra volontari e dipendenti: dal sottopasso di via Firenze a via Sicilia, passando per via di Salviano e via di Popogna, fino allo svincolo di Montenero e il sottopasso che dà accesso ai binari della stazione centrale. La frana di Molin Novo, sulla via di Popogna, andrebbe monitorata come Quercianella. Ventitrè, invece, sono le aree dedicate al «ricovero della popolazione» dove verrebbero installate tendopoli per la prima accoglienza. Tra esse ci sono per lo più campi di calcio, tra cui il Picchi e impianti sportivi come l'ippodromo. Mentre nelle palestre e nei palazzetti (PalaLivorno in testa), verrebbero ricavati altri alloggi capaci di ospitare in tutto migliaia di sfollati. Infine all'ospedale e nel parcheggio del Palascherma l'area degli elicotteri per fuggire dal blu.
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