Sicurezza
Chiuso il parrucchiere cinese
Lavoro nero e prodotti irregolari, gli ispettori sospendono l'attività
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LIVORNO. Chiuso dalla Direzione territoriale del lavoro (Dtl) e dall'Asl il negozio cinese di parrucchiera in via Buontalenti. Nei guai l'azienda gestita da un imprenditore che aveva aperto il salone di bellezza lo scorso agosto e che aveva suscitato il disappunto degli altri parrucchieri, visti i prezzi bassi praticati (10 euro per la piega, con la possibilità di portarsi i prodotti da casa). Sabato mattina, i funzionari della Dtl e gli esperti dell'Asl hanno varcato la soglia del negozio cinese per un'ispezione. E hanno così appurato che nell'esercizio lavorava personale cinese in nero, oltre a ragazze italiane, assunte dal titolare dopo aver effettuato un periodo di occupazione irregolare (con retribuzione al di sotto dei minimi contrattuali). Per questo la Dtl ha disposto la sospensione dell'attività. Inoltre, all'interno del negozio sono stati trovati strumenti (anche per la cura delle mani) ritenuti non idonei in base alle norme igienico sanitarie. Al gestore è stata quindi contestata una sanzione di 1500 euro, più 150 euro al giorno per il personale irregolare. Multa che l'imprenditore ha già pagato. Ma per poter riaprire l'attività, l'imprenditore dovrà regolarizzare il personale a nero. In Italia c'è un vero e proprio boom di coiffeur cinesi, che offrono ai clienti clientela servizi a prezzi stracciati rispetto ai "concorrenti" italiani, che spesso si lamentano per la concorrenza sleale: gli italiani si chiedono infatti come si faccia a far pagare "così poco", tenendo conto delle tasse, del costo della manodopera e dei corsi di aggiornamento obbligatori. Inoltre, i parrucchieri italiani contestano anche il fatto che i colleghi cinesi sono aperti dalla mattina presto fino a tarda sera compreso il lunedi, di solito giorno di chiusura delle attività. Gli esperti della Direzione territoriale del lavoro stanno lavorando per contrastare l'impiego di manodopera a nero impiegata nei nuovi esercizi. In base a quanto emerso dalle verifiche, nella maggior parte dei casi, i lavoratori a nero vengono impiegati da parte di imprese straniere, al primo posto cinesi. Il grido di allarme - a cui la Dtl ha risposto - è stato lanciato dalla Cna alle istituzioni. «Nel territorio labronico c'è già un mercato nero enorme ed il fenomeno di chi pratica l'esercizio della professione in nero non tende a placarsi - dicono dalla Dtl - In particolare si riscontra un effetto devastante del sommerso anche nel settore del benessere e dell'estetica. E' necessario difendere chi quotidianamente lavora rispettando le regole e chi rischia il tracollo per la concorrenza sleale degli abusivi. I parrucchieri cinesi non si concentrano più a Chinatown, ma sono presenti anche nel territorio livornese». L.L.
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