Il Tirreno

Livorno

IL PARADOSSO

Occhio alla sbadataggine, si rischia di finire fra i furbetti involontari

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 Occhio alla compilazione dell'Isee: l'italianissima abitudine di frodare il fisco non si ferma ovviamente al modello "Unico" per l'Irpef: a cascata "contagia" anche l'Isee, l'indicatore che sta diventando sempre più importante per fruire dei benefici dello stato sociale. Ma talvolta più che di furbetti fraudolenti, si tratta della sbadataggine di chi si presenta allo sportello del Caaf con documenti insufficienti.  Certo, inutile dire che bisogna portare con sé le dichiarazioni Irpef e fin lì nulla di strano: è la base di calcolo (e dunque mette le fondamenta dell'Isee sulle stesse basi un po' fasulle perché ci sono tanti introiti che agli occhi del fisco non esistono). Poi ci sono i documenti relativi sia al mutuo della casa (quanto resta ancora da pagare, ma come capitale residuo e non come interessi) sia alla rendita catastale (il valore che il catasto dà alla casa): è già un passo in più ma ormai è stata "digerita" dai contribuenti e gran parte sa che deve averla con sé.  Il problema è riuscire a fotografare davvero la situazione dei propri risparmi, e di farlo guardando al 31 dicembre precedente anziché allo stato attuale. Bisogna fornire al compilatore l'estratto conto del conto corrente bancario o postale, ma anche il saldo (sempre al 31 dicembre dell'anno prima) di eventuali libretti di risparmio della banca o della posta. Da aggiungere poi: 1) i capitali investiti in Bot o altri titoli di Stato, in azioni, in fondi di investimento; 2) i premi assicurativi; 3) per chi ha un'impresa, l'ammontare del patrimonio dell'azienda.  Ovvio che chiunque abbia speso una mezza mattinata per fare la fila in attesa della determinazione della propria Isee, non abbia nessuna intenzione di tornarsene a casa senza niente e ripetere la cosa dopo essersi procurato il foglio mancante (c'è sempre un foglio mancante...) relativo al saldo di questo o quel filone dei propri risparmi, magari spesso roba di poco conto.  Risultato: si va a memoria, fidando di ricordare l'ammontare del libretto postale del figlio minore o chissà cos'altro. Basta aggiungere che, a livello di massa, tutto questo finisce per emergere in farmacia al momento di incasellarsi nella categoria: e, siccome spesso, in tutta correttezza, la stessa famiglia può stare legittimamente in una fascia se dichiara il reddito e in un'altra fascia se presenta l'autocertificazione Isee, ecco che aumenta il rischio di far nascere la categoria dei furbetti involontari. Tant'è vero che, per la paura di beccarsi una sberla nei controlli, non mancano casi - lo confermano dai banconi delle farmacie - in cui si preferisce pagare il ticket massimo pur di uscire con le medicine ma senza incappare nel pericolo di infilarsi inavvertitamente nella casella sbagliata.

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di Redazione web