Il Tirreno

Livorno

Se pago l'Inps non pago gli operai

Federico Lazzotti
<b>CONTRIBUTI </b>La segnalazione scatta dopo tre mesi dal mancato pagamento delle imposte
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CONTRIBUTI La segnalazione scatta dopo tre mesi dal mancato pagamento delle imposte

Reati finanziari in forte crescita, sempre più imprenditori sotto processo

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 LIVORNO. «Mi sono trovato davanti ad un bivio: o garantivo a fine mese lo stipendio ai sedici dipendenti che avevo, oppure pagavo loro i contributi». Maurizio Casini, 54 anni, come migliaia di titolari di piccole e medie imprese livornesi, ha scelto la prima: dare i soldi ai suoi collaboratori e versare poco (o nulla) nelle casse dell'Inps.  Ora, a distanza di quattro anni, l'aver imboccato quella strada, lo ha portato davanti al giudice nell'aula B del tribunale di Livorno. È accusato di omesso versamento, un reato per il quale rischia fino a tre anni di carcere e migliaia di euro di multa.  Avvocati e imprenditori con l'articolo 483 del codice penale, quello che fa riferimento ai reati contributivi, hanno inziato a prendere confidenza negli ultimi anni, da quando si è fatto strada sempre più prepotentemente nelle aule. «Colpa - dicono gli addetti ai lavori - della crisi che mette in ginocchio le imprese, soprattutto quelle con meno di dieci dipendenti». Un esempio? Erano 101 i procedimenti aperti dalla Procura della Repubblica di Livorno nel 2006, lo scorso anno sono cresciuti del 1000% toccando la quota record di 1475. Con la conseguenza che le mancate entrate nelle casse previdenziali sono state di milioni di euro.  «È il reato del momento - confermano in coro gli avvocati che assistono questo esercito di morosi -. L'identikit degli imputati? In mezzo, ovviamente, ci sono anche i furbetti, ma chi finisce nei guai sono soprattutto i proprietari di piccole imprese, in particolare del settore edile edili, che alla fine ci rimettono anche in prima persona».  Come Maurizio Casini, 54 anni, titolare della Sape sas, ditta edile livornese con sede legale a Rosignano, che tra il luglio del 2007 e l'ottobre dello stesso anno non avrebbe versato una cifra complessiva che sfiora i 10mila euro. Ma il titolare, come la maggior parte dei suoi colleghi, nonostante la brutta parata, non si è fermato e ha continuato a tenere aperta la ditta. «Sperando nella ripresa del lavoro - racconta durante la sua deposizione - ho scelto di non pagare i contributi. Lo ho detto anche ai miei dipendenti. Sapevo di sbagliare, è vero, signor giudice, ho commesso un reato, ma ne pago già le conseguenze. Perché così mi sono rovinato: adesso ho perso tutto, ad andare avanti mi aiutano i miei genitori perché non ho più nulla».  Quello che rischiano i titolari morosi nei prossimi anni, oltre alla condanna penale, lo dice senza mezzi termine il presidente della Confcommercio livornese Roberto Nardi. «Purtroppo non pagare i contributi è un segnale non certo incoraggiante perché è il primo passo verso la chiusura o peggio il fallimento della ditta». Si parla di una sorta di tsunami che rischia di sommergere circa 3mila delle 30mila piccole imprese della Provincia.  A far accendere la luce rossa sono proprio i dati forniti dalla Procura della Repubblica di Livorno e che riguardano gli utlimi cinque anni (vedi la tabella accanto ndr). I reati contributivi, infatti, hanno riguardato un totale di 2457 imprese. Il 2008, in questo senso, è stato l'anno "migliore" con soli 30 procedimenti. Poi l'impennata del 2009 quando è stata superata quota 500 e quella record del 2010. Mentre fino all'ottobre 2011 il dato è in sensibile calo, ma si tratta di una flessione fisiologica - spiegano - vista la riduzione delle aziende interessate.  Eppure per evitare di arrivare davanti al giudice il paracadute esiste ed è quello di pagare, anche con delle dilazioni, i contributi entro tre mesi dal sollecito che spedisce l'Inps quando si accorge che il titolare non ha effettuato il versamento. «Avrei voluto pagare - spiega Casini al giudice - ma non ce la facevo. E quando mi sono presentato dalle banche per un prestito mi hanno chiuso il rubinetto».  

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