Sicurezza
«Non era pronto per giocare»
Gianni Tacchi
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Una partita delle giovanili (foto di archivio) Parla l'allenatore che ha escluso il bimbo dalla squadra perché «sovrappeso»
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LIVORNO. «Non ho mai detto che il bimbo è grasso. Ho detto che era un po' sovrappeso. Ma non l'ho fatto giocare perchè non era pronto». Parla Jonathan Cecchi, l'allenatore degli esordienti A 1999 della Pro Livorno Sorgenti chiamato in causa da un genitore per aver escluso il figlio dalle partite per qualche chilo di troppo. E spiega la sua versione dei fatti. «Il genitore mi ha chiesto il perché delle mancate convocazioni del figlio per le prime quattro giornate e io gli ho risposto che non è ancora pronto né tatticamente né tecnicamente per giocare a 11. Ho aggiunto che il ragazzo dovrebbe curare l'alimentazione, perché fatica a correre e a stare al passo con gli altri. Ma questo è un consiglio utile non solo per lo sport, ma anche e soprattutto per la sua salute». Aggiungendo che «il ragazzo pesa 58 chili, come risulta dalle nostre "visite" di inizio anno, e non 50, come dichiarato dal padre». La Pro Livorno Sorgenti fa una scelta di trasparenza, decidendo di uscire allo scoperto. E ammette di essere la società accusata da Alberto - il genitore che si è rivolto alla Figc e al Tirreno - di aver escluso dalle gare di campionato il figlio 12enne sovrappeso. L'allenatore non chiude il discorso: «Il bambino non è assolutamente escluso dalla rosa, avrà il suo spazio durante la stagione. E' vero che nel torneo non ha giocato neanche un minuto, ma ha disputato 2 partite su 3 nel precampionato, oltre ad aver partecipato ad un'amichevole. Il ragazzo in allenamento si impegna, si diverte e non ha problemi all'interno del gruppo. Non capisco come si possa polemizzare dopo sole 4 giornate di campionato, quando la stagione finisce a giugno. Ora non è all'altezza della situazione, ma non escludo progressi in futuro. Mi spiace solo che, adesso che la vicenda è di dominio pubblico, il ragazzo, rischia di essere deriso dai compagni». In settimana ha comunque continuato ad allenarsi con la squadra, stando a quel che dice la società. Mauro Bartoli, responsabile organizzativo della scuola calcio, e la coppia Gilberto Cencini-Massimo Spigoni, responsabili tecnici, sostengono che, in qualche modo, il genitore era stato preavvertito della possibile esclusione del figlio: «A fine anno ogni allenatore compila una scheda di valutazione di tutti i suoi giocatori. E quella del bambino in questione presentava le problematiche appena descritte da Cecchi. Così, quando in estate il genitore è andato in segreteria per tesserare il figlio, gli abbiamo spiegato che il ragazzo non rientrava nei piani del tecnico. Ma lui ha accettato lo stesso». Ma com'è possibile svolgere un lavoro così selettivo su 12enni? Spigoni, il dirigente presente al colloquio tra l'allenatore Cecchi e il padre del bambino, spiega: «So che non è bello, ma il campionato Esordienti A 1999 ha una classifica, che dipende sia dai risultati in campo che dal fair play. Non siamo più nella scuola calcio, bensì nel settore giovanile: i ragazzi si confrontano per la prima volta a 11 e con un arbitro vero. L'agonismo implica la selezione. E così le società sono costrette a fare delle scelte difficili ma inevitabili. In ogni caso, posso garantire che i nostri istruttori hanno una professionalità e un'umanità fuori dal comune. Abbiamo chiesto un incontro al delegato provinciale della Figc, Roberto Tramonti, per chiarire come sono andate le cose».
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