La protesta
Prostituta uccisa, chiesti due ergastoli
Richieste severe per i 5 imputati, sentenza forse lunedì
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ROSIGNANO. Ergastolo per «Katia» e «Fernando», vent'anni di reclusione per gli altri tre complici. I pubblici ministeri Luca Masini e Paola Rizzo ieri hanno depositato le richieste di pena al giudice Beatrice Dani. Si sta dunque concludendo il processo per l'omicidio di Jessica Karina Labezzaris Munoz, l'ecuadoregna di 35 anni trovata uccisa il 14 luglio 2010 in un appartamento di via Gobetti a Vada, dove si prostituiva con i nomi d'arte di Jennifer e Tari. Pene severe, il massimo considerando che si sta procedendo con il giudizio abbreviato, rito che consente lo sconto di un terzo. La differenza tra «Katia», «Fernando» e gli altri è dovuta al ruolo che, secondo gli accertamenti, i due hanno avuto nell'omicidio. Lei quello di «ideatrice, istigratrice, basista e organizzatrice della rapina», «animata da sentimenti di gelosia e vendetta» nei confronti della vittima; lui quello di vero esecutore materiale dell'omicidio. E di «duro». Il delitto avvenne in un residence di via Gobetti. La mattina Jessica uscì per fare delle commissioni. Poi rincasò. Il gruppo dei sudamericani giunti da Torino era lì ad attenderla. Era stata Katia a organizzare la trappola insieme al fidanzato Diogo e agli amici di lui. Volevano rapinarla, convinti che la ragazza nascondesse trentamila euro. In casa invece ce n'erano solo seimila. Jessica fu aggredita sul pianerottolo. Le fu infilato uno straccio in bocca, fu ammanettata ai polsi e alle caviglie con fascette da elettricista. Lottò e provò a gridare, ma le legarono un pezzo di tenda attorno alla bocca. Jessica morì dopo una lunga agonia. Oggi sono previste le arringhe degli avvocati. La prossima settimana, la sentenza. La zia e la sorella della vittima, costituite parte civile, hanno chiesto provvisionali da 100mila euro. A.d.G.
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