Lutto
Bobo Rondelli, tra battute e poesia
Giorgio Carlini
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EFFERVESCENTE NATURALE. Tre immagini di Bobo Rondelli durante la sua visita al Tirreno. Lartista gioca e scherza, ride e si esibisce. Poi mostra il tatuaggio di San Francesco E alla fine i vincitori del concorso del Tirreno cantano insieme a lui
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LIVORNO. «Lo spogliarello sul palco? Ho fatto una versione maschile del burlesque». «Entro nell'anima delle persone? A volte preferirei entrare nei loro portafogli!». «Prossimi concerti? Sto facendo il "secchiata-tour" sotto i palazzi dei quartieri di Livorno». Sono solo alcune delle ironiche e significative risposte di Bobo Rondelli, saltate fuori durante l'appuntamento con i fan, organizzato ieri mattina nella sede del Tirreno. Il cantautore ha incontrato i vincitori del gioco organizzato dal giornale e da Ma9 Promotion, società che promuove il suo ultimo album. Venti i lettori invitati all'evento, dieci quelli che si sono aggiudicati una copia del cd "L'ora dell'ormai". Bobo non si è risparmiato, scherzando per quasi due ore con tutti. Battute, aneddoti, ma anche temi delicati e profondi. Risultando come sempre riflessivo e mai banale. Alle 11.30 l'artista è già nel salone al piano terra del giornale: sguardo chino sulla sua inseparabile chitarra, le dita si muovono lungo le corde. Sono gli spettatori a rompere il ghiaccio: «Ora non è che ti spogli come l'ultima volta?». «Lo spogliarello l'ho fatto a Pisa - risponde Bobo - sperando che la notizia non arrivasse a Livorno. Non vi dico cos'hanno passato i miei figli a scuola, con i compagni che dicevano di aver visto il loro babbo tutto nudo». L'artista rivela subito un aneddoto: «Da giovane andavo in bici senza mani, con la chitarra, e facevo musica country mentre pedalavo. Fino a quando scivolai sul ghiaino: bici da una parte, chitarra dall'altra, io nel mezzo. Da quel giorno ho smesso di suonare country in bicicletta». A fare gli onori di casa c'è il direttore del Tirreno, Roberto Bernabò: «Siamo felici per il successo che sta riscuotendo il tuo ultimo lavoro. Sono curioso di sapere come vivi gli appuntamenti che accompagnano la presentazione dell'album». «È strano - afferma il cantante - Quando incidi un disco non ti rendi conto di cos'hai creato. Inizi a comprenderlo con il confronto coi fan. È buffo: molti "perché" li scopro con le domande che mi fanno». «Quando uno scrittore termina un libro - continua il direttore - si dice che è un capitolo chiuso. Per la musica è diverso?». E ancora: «Capita che il pubblico elegga come simbolo di un album una canzone diversa rispetto a quella cui avevi pensato?». «La musica - risponde il cantautore - è più misteriosa di un libro. Un disco, quando nasce, non ha ancora il suo senso totale. È l'energia del pubblico che lo completa. Amo esibirmi dal vivo perché è così che si racconta la verità. Ogni canzone la interpreto sempre in un modo diverso. Poi, mi viene in mente "La canzone di Marinella": De André l'aveva pensata come lato-b, non come simbolo dell'album. Il problema è che non esistono più "lati-b" di quel valore. La canzone nasce come stare insieme. In altre epoche la gente socializzava di più. Ora la musica si ascolta con l'ipod, senza occasioni d'incontro». La parola passa ai fan. «Sei un artista vero - si congratula Sandro - Le esperienze di un concerto non sono mai simili a quelle della volta precedente. Ogni avvenimento è un'emozione. Come poeta sei inarrivabile. La frase "mentre le foglie battono le mani" (contenuta in "Canto di un padre", ndr) è bellissima». «È merito di mio figlio - svela Bobo - Entro nella sua testa cercando di vedere la realtà con i suoi occhi. Quando canta i miei pezzi cambia le parole, come se poetizzasse i testi. Una volta, davanti al mare mosso, mi ha chiesto: "Perché le onde litigano?". L'immaginazione di un bimbo rende tutto più significativo». Simona gli chiede se è soddisfatto della sua strada. «Il mio lavoro è un viaggio - risponde - Sei contento quando una canzone è apprezzata più delle altre. Ma essere creativi è anche sofferenza, bisogna rigenerarsi. Da poco ho scoperto che un giro in bici rigenera più del vino». «Una definizione che ti darei - interviene Michela - è quella di poeta in musica. Nessuna parola è messa lì a caso, ogni concetto ogni volta è diverso». Poi, una curiosità: «Come mai ti sei tatuato San Francesco sul petto?». «Perché lo considero - dice Bobo mostrando il tatuaggio - l'unico eroe veramente comunista della storia. Le mie canzoni, più che la poesia, cercano la preghiera. Mi ritengo un cantautore semplice, uso spesso parole proverbiali, elementari. I veri poeti sono artisti come Guccini o Fossati. Al giorno d'oggi faccio fatica a trovare cantautori di quel livello. C'è il tabù della tristezza. Ma senza la sofferenza non si genera la vera emozione. Dalla malinconia nasce la gioia. La tragedia greca suscitava emozioni che portavano ad abbracciarsi». Alessandro svela un simpatico aneddoto: «Come suoneria del cellulare ho scelto "Ho picchiato la testa". Lo scorso ultimo dell'anno, lavorando all'Asa, ero reperibile. Dal 31 dicembre al 1 gennaio quel telefono è squillato decine di volte. Ti ho mandato tanti accidenti che nemmeno t'immagini». «Io abito in Svizzera - racconta Federica - e ti sto facendo grande pubblicità. Vedi di venire al più presto a Lugano». Lui ci pensa su: «In Svizzera mi ci potrei anche trasferire, lì sì che hanno i soldi!». Quando Bobo imbraccia la chitarra, per eseguire l'inedito "Canto di un padre", il momento è toccante. «Di fronte ai miei figli - spiega introducendo la canzone - mi piace apparire vulnerabile e anche un po' cretino. Ho pianto davanti a loro. Non è l'autorità a dar forza a una persona, è l'amore. Un padre si può ritrovare a chiedere aiuto al figlio, a chiedergli di stargli vicino e di farlo divertire». «Sono estremamente timido - risponde a chi domanda dove finisce Bobo e dove comincia il personaggio - tanto che una volta stavo per affogare in mare, pur di non chiedere aiuto e fare una figuretta. Se sul palco sono estroverso è perché in quel momento mi vergogno, e allora reagisco diventando "aggressivo"». Sulla livornesità: «Esiste ed è qualcosa di profondo. Il mare è un dio che respira. Però stiamo perdendo un po' di quella generosità che ci ha sempre contraddistinto». Poi ecco di nuovo l'ironia: «Tanti anni fa, al Roxy Bar, Red Ronny mi presentò come il classico guascone toscano, dicendo scherzosamente: "Eh te, con quel baffino lì, con quella ghigna...". Io gli risposi: "Invece sei bellino te con quei capelli». La mattina si chiude all'insegna della canzone, e non poteva essere altrimenti. Bobo si sposta in mezzo ai lettori. I suoi fan lo circondano e assieme a lui intonano "Blu", altro inedito dell'ultima creazione del "poeta in musica". E cantano tutti in coro. Bellissimo. Questi i lettori che ieri mattina sono stati premiati direttamente da Bobo Rondelli con il cd "L'ora dell'ormai": Maila Piscolich, Giovanna Iritano (al suo posto Simona Mantellassi), Alessio Rosellini, Alessandro Baluganti, Alessandro Soriani, Giorgio Gagliano, Nedo Pieri, Giacomo Colombini. Gli altri partecipanti all'incontro: Andrea Morucci, Enrico Paravia, Francesca Guardi, Michela Ria, Gabriella Catarsi, Federica Angioli, Barbara Carrai, Aurora Pieri.
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