Il Tirreno

Livorno

«A gennaio il via al restauro dei portici»

Juna Goti
L’assessore al commercio, Paola Bernardo (Pd)
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L’assessore al commercio, Paola Bernardo (Pd)

Bernardo: 30 condomini hanno già detto sì ai lavori, per gli altri ci sarà l'intimazione

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 LIVORNO. «A gennaio partirà la ristrutturazione dei portici di via Grande». Ad annunciarlo è l'assessore al commercio, Paola Bernardo, che due giorni fa ha portato in giunta i provvedimenti che fanno parte del progetto Pensiamo in Grande e che riguardano, in particolare, le aree mercatali (negli articoli in basso). Bernardo sottolinea che «Pensiamo in Grande è uno degli strumenti capaci di dare una nuova identità al centro, mettendo insieme riqualificazione urbanistica, commerciale, culturale e un necessario nuovo disegno della mobilità». Non senza nascondere cortocircuiti e difficoltà, a partire proprio dai portici.  Pensiamo in Grande è partito nel novembre del 2009. Siamo quasi nel 2012: cosa è stato fatto?  «Quanto alla riqualificazione dei portici, uno dei passaggi chiave, a gennaio partiranno i primi cantieri. Una trentina di condomìni (28, tra via Grande e via Di Franco) hanno dato la loro adesione concordando un documento e dichiarandosi disponibili a partire a inizio anno per evitare problemi al commercio sotto Natale. Li ha convinti il fatto che non ci limitiamo a chiedere loro un investimento, ma c'è la volontà di migliorare tutto il comparto».  Che avete messo sul piatto?  «Nel protocollo di intesa che sigleremo tra pochi giorni, il Comune si impegna a rivedere il disciplinare per l'occupazione del suolo pubblico sotto i portici (la manutenzione spetta ai privati, l'illuminazione e la pulizia al Comune), individuando le superfici massime di occupazione e la tipologia di arredi. Chi aderirà sarà esonerato dal pagamento della Tosap per i ponteggi e il Comune si impegnerà a migliorare la pulizia e a reinvestire l'incasso della Tosap di quelle aree nel centro».  E chi non ha aderito?  «Non possiamo avere portici ristrutturati a macchia di leopardo. Mi auguro che l'intervento di questi privati sia da stimolo per gli altri, altrimenti partiranno le intimazioni. Fino a oggi abbiamo cercato di dare tutto il supporto possibile: abbiamo inviato, ad esempio, una stima di massima per consentire a tutti di fare le dovute valutazioni di spesa».  Che sarebbero?  «Da 200 a oltre mille euro a condomino. È chiaro che se diamo un unico incarico per più strutture la convenienza aumenta».  Il piano del traffico presentato da Bettini la convince?  «Il processo di partecipazione di Pensiamo in Grande ci ha detto due cose: i cittadini chiedono di riqualificare il centro e di rivedere il sistema delle soste e della mobilità proprio per aumentarne la capacità attrattiva. E questo si può fare con un decongestionamento del traffico privato».  Quindi? Cosa pensa dell'idea di togliere le strisce blu da via Grande?  «Mi convince l'azione strategica verso un centro caratterizzato da un alto tasso di pedonalità. Mi convince l'idea di arrivare a un alleggerimento del traffico (alla fine anche alla chiusura), ma con gradualità. Non mi convince la visione del comitato dei commercianti che va in tutt'altra direzione. Vorrei dire ai commercianti che non sarà la presenza delle auto e delle soste a garantire la sopravvivenza e il rilancio delle attività: sarà la riqualificazione urbana, il miglioramento della capacità attrattiva e dell'offerta commerciale e culturale. È in quest'ottica che va vista la questione della Gran Guardia: continuo a dire che è stato un obiettivo importante concordare con la proprietà dell'immobile, peraltro non soggetto a vincoli, la realizzazione (oltre al negozio H&M) di un cinema e di un polo culturale. È il segno della volontà di riaccendere le luci in centro».  Ma quando tornerà in consiglio la variante Gran Guardia?  «Dovrebbe chiederlo all'assessore Grassi, il provvedimento ora è di sua competenza. Posso solo dire che non conosco il contenuto delle osservazioni alla variante, ma visto che è stata adottata a luglio i tempi sarebbero maturi...»  In molti credevano che si sarebbe dimessa quando il sindaco le ha tolto la delega all'urbanistica: perché non l'ha fatto?  «Ho iniziato questa esperienza tre anni e mezzo fa e ho avuto deleghe diverse, dall'edilizia privata al patrimonio. Ogni volta che il sindaco mi ha assegnato o tolto un incarico lo ha fatto motivandolo con la necessità del momento e non con un giudizio negativo sul mio operato. Lo stesso è avvenuto ora, altrimenti avrei fatto una scelta diversa».

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di Redazione web