Italia
Ha denunciato labuso nel 2009: presa con la forza e sbattuta a terra nel locale
«Mi ha violentato». Ma in aula ritratta
◗
VIOLENZA Avvenuta allinterno di un locale nel 2009 (foto archivio) 2 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. A metà dell'udienza il pubblico ministero rischia di perdere la pazienza davanti alla teste che è anche la vittima della presunta violenza sessuale. «È stata ascoltata per quattro volte tra interrogatorio e denunce - dice Antonella Tenerani - e ha fornito quattro versioni simili. Oggi, invece, sembra di ascoltare un'altra storia dove l'unica cosa che resta la stessa rispetto al passato è il contesto». Alla sbarra c'è un ragazza di 29 anni che vive nella zona sud della provincia: ha gli occhi lucidi e il giaccone chiuso fino al bavero come se volesse nascondersi dentro. Quello che sarebbe successo la sera del 23 settembre 2009 in una paninoteca del centro di Piombino lo ha raccontato in una denuncia ai carabinieri la sera stessa. «Eravamo amici e siamo rimasti soli nel locale - legge il pm per spronarla a ricordare - la porta era chiusa. Lui mi ha aggredito, buttato a terra con la forza, strappato i pantaloni e le mutandine e mi ha violentato mentre io cercavo di fuggire». Nella denuncia, la donna, aggiunge anche che durante la collutazione avrebbe graffiato il suo aguzzino e che a sua volta si sarebbe ferita tanto da farsi medicare all'ospedale di Villamarina. Per quello che è successo quella sera all'interno del locale, il giudice ha rinviato a giudizio due persone Esmez Murat, 25 anni, con l'accusa di violenza sessuale e Ozdul Doga, di un anno più giovane, per aver fornito falsa testimonianza. Entrambi in quel periodo lavoravano all'interno della paninoteca. Il cambiamento rispetto al racconto iniziale è fatto di «non ricordo» e «in questo momento mi sto confondendo». Ma durante la testimonianza, la vittima fornisce anche elementi che possono far comprendere il motivo di presunte amnesie e versioni discordanti. «Tra me e Murat - racconta al Collegio - c'era una simpatia. Io in quel periodo ero stata appena lasciata e spesso andavo nel suo locale, anche la sera a bere qualcosa. Quel giorno il suo collega andò via e rimanemmo soli. Forse - va avanti - tra noi due poteva nascere qualcosa, non subito, ma con il tempo. Invece dopo un po' lui mi ha chiesto di fare sesso con lui». Dalla descrizione in aula non emergono «violenze», ma solo «forzature». Dopo quella notte ci sono stati tre mesi di silenzio. «Fino a quando non siamo tornati a parlarci, io avevo bisogno di soldi e lui me li ha dati. Insieme siamo anche andati dall'avvocato per sapere se la querela si poteva togliere per non arrivare dopo siamo adesso», in un'aula di tribunale durante un processo per violenza sessule. (f.l.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
