Il Tirreno

Livorno

Salta il riesame: la cava del Limoncino resta sotto sequestro

Juna Goti
Salta il riesame: la cava del Limoncino resta sotto sequestro

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LIVORNO. La discarica del Limoncino resta sotto sequestro preventivo. La società Bellabarba, proprietaria del sito che si affaccia sul monte La Poggia, ha infatti deciso di non presentarsi all'udienza di riesame del provvedimento disposto dal gip, Beatrice Dani, prevista per oggi al tribunale di Livorno. A comunicarlo è la stessa società in una nota in cui si legge che «la Gaetano Bellabarba ha deciso, su indicazione dei propri legali, di rinunciare al riesame previsto per il giorno 2 novembre».

«La quantità di atti ed elaborati tecnici depositati dal Pm - continua la nota - è tale che, al fine di dimostrare la propria estraneità alle accuse che vengono mosse, la società necessità di un tempo sufficiente per costituire un team di professionisti in grado di confutare la documentazione prodotta dal Cnr in molti mesi di lavoro, cosa che non si ritiene possibile realizzare in pochissimi giorni».

In altre parole gli imprenditori hanno deciso di riununciare al riesame per preparare una documentazione tecnica più corposa in vista della richiesta di dissequestro del sito che sarà presentata, come chiarito dall'avvocato Anna Francini, non prima di dicembre. Una valutazione di cautela, più che una resa, che comunque fa capire che la strada verso la risoluzione di questa delicata vicenda è sempre più in salita.

A sostegno del provvedimento di sequestro firmato dal gip su richiesta del pm Filippo Maffeo ci sono infatti cinque faldoni di documenti amministrativi e, soprattutto, valutazioni tecniche degli esperti del Cnr. Ed è chiaro che per contrastare le tesi del pm la società non potrà basarsi solo sulla documentazione prodotta a suo tempo dai progettisti (uno di loro, Antonio Rafanelli, è tra l'altro parente di un dirigente della Provincia e ha ricevuto dalla Procura l'avviso di garanzia). 

I Bellabarba - che pochi giorni fa hanno incontrato il sindaco - hanno quindi deciso di affidarsi a un team di consulenti: stanno valutando i nomi, tenendo presente che alcuni dei professionisti più conosciuti in Italia (ad esempio Quintilio Napoleoni) sono già stati contattati dalla Provincia per lo stress test. E proprio la Provincia, che aveva sospeso il discusso test (costo circa 45mila euro) in attesa del riesame, ora dovrà valutare cosa fare. 

Di certo c'è che i consulenti saranno chiamati ad esaminare a fondo i pesanti dubbi su codici di rifiuto, tenuta del sito e presenza di acqua che sono alla base del sequestro. La società si dice convinta di poter dimostrare la «linearità e trasparenza della procedura seguita». Ma intanto il sito resterà chiuso, salvo colpi di scena, almeno fino alla fine dell'anno. 

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di Redazione web