Attenzione
Deceduta 9 giorni fa dopo un intervento allintestino. I legali: prove compromesse
Morta in ospedale, è giallo
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DECEDUTA. Bianca Squillino, 74 anni, con la nipote L'autopsia disposta e poi sospesa in attesa degli indagati
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LIVORNO. Si sta trasformando in un'inchiesta a ostacoli quella sulla morte di Bianca Squillino, la donna di 74 anni deceduta lunedì 24 ottobre in seguito a un intervento chirurgico all'intestino compiuto all'ospedale di Cecina prima dell'inutile trasferimento nel reparto di Rianimazione del Villamarina di Piombino. A distanza di una settimana dal decesso e dopo le pressioni del legale della famiglia, lunedì il pubblico ministero Filippo Maffeo aveva disposto l'autopsia sul corpo dell'anziana, conservato nell'obitorio di Piombino. Ma quando il medico legale ha iniziato l'esame autoptico avrebbe deciso di fermarsi e chiamare di nuovo il pubblico ministero rimandando a data da destinarsi il completamento degli esami richiesti dalla Procura. «Molto probabilmente - spiega il legale della famiglia della vittima, l'avvocato Luca Poldaretti - deve aver trovato qualcosa di sospetto e ha informato chi conduce le indagini». Il motivo? Quelli che doveva compiere il medico legale sono esami irripetibili e dunque eventuali indagati non potrebbero poi nominare un consulente tecnico che possa confutare tesi diverse da quelle del perito. Ecco perché il fatto che l'autopsia sia stata sospesa sembra un punto messo a segno dalla famiglia della vittima. La lettura che ne dà l'avvocato è semplice: «Adesso a rigor di logica il pubblico ministero dovrà iscrivere nel registro degli indagati i presunti responsabili e metterli nelle condizioni di nominare un consulente che assista all'autopsia». Se questa interpretazione fosse corretta, ecco dunque che i due medici chiamati in causa nell'esposto presentato in Procura il giorno stesso della morte, potrebbero essere iscritti nelle prossime ore nel registro degli indagati. «Per adesso - smorzano i legali dell'Asl 6 - non abbiamo avuto nessuna comunicazione in tal senso». «Gravi negligenze da parte di alcuni medici durante la permanenza della donna in ospedale». È questa la tesi con la quale il legale della famiglia ha chiesto e ottenuto che fosse aperta un'inchiesta sulla morte dell'anziana. Il pubblico ministero Filippo Maffeo il giorno stesso dell'esposto aveva dato mandato alla polizia giudiziaria di acquisire le cartelle cliniche della donna ritardando però la disposizione dell'autopsia, tanto da far dire ai familiari che in questo modo «si stavano alterando le prove». Al centro dell'esposto il comportamento di due medici di Cecina. A cominciare dalla terapia alla quale è stata sottoposta, passando per i risultati degli esami che in alcuni casi non sarebbero stati eseguiti e in altri valutati senza la dovuta attenzione. Fino alla decisione di operare, presa domenica 23, garantendo ai parenti la possibilità di usufruire della terapia intensiva, quando invece quest'ultima sarebbe stata occupata. Tanto che la donna è stata trasferita d'urgenza a Piombino dov'è morta all'alba del giorno dopo. (f.laz.)
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