Il Tirreno

Livorno

Un gol per Gabriele «Svegliati dal coma» firmato Ale Lucarelli

Federico Lazzotti
<b>IL GOL.</b> Sopra Ale Lucarelli mostra la maglia. Sotto suo cugino Gabriele
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IL GOL. Sopra Ale Lucarelli mostra la maglia. Sotto suo cugino Gabriele

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 LIVORNO. Nel gol della speranza per Gabriele non c'è spazio per il sorriso. Lo dice la faccia di Alessandro Lucarelli, professione difensore, quando al ventisettesimo del secondo tempo batte il portiere del Cesena Antonioli regalando il successo al Parma e accendendo la luce sul suo dolore in diretta tv.  L'espressione tesa, le labbra tirate. La sua è una corsa con gli occhi tristi verso il centro del campo. Le mani non vanno al cielo, non cercano il consenso dei tifosi, l'inquadratura della telecamera più vicina o l'abbraccio dei compagni come, prima di lui, hanno fatto i suoi colleghi dedicando il gol a mamme lontane o fidanzate troppo vicine. Le mani di "Ale" vanno verso il basso, verso quella maglietta bianca che si è messo sotto a quella ufficiale. Sopra c'è una scritta blu che ha il tono di un ordine ma la voce di una preghiera: «Sveglia Gabri».  "Gabri" è suo cugino, Gabriele Bigoni. Ha 20 anni e fino all'8 ottobre scorso sorrideva alla vita. Da allora è ricoverato, in coma, in un letto del reparto di Rianimazione dell'ospedale di Livorno in bilico tra il buio e la luce. A giugno si era diplomato all'Iti Galileo Galilei e da un settimana aveva cominciato da lavorare all'Unicoop Tirreno. «Era felice», racconta chi lo conosce e incrocia le dita.  Quel «maledetto venerdì» - come lo chiamano i suoi amici - stava tornando a casa in sella alla sua Cagiva 125 dopo una serata passata in compagnia; niente alcol, nessun rimorso. L'ultima tappa era stata, intorno alle 1,15, la Baracchina rossa. Le ultime parole «Ciao ragazzi, vado a casa che sono stanco». Su quello che è successo tra il motore che si accende e lo schianto contro i cassonetti della spazzatura davanti all'ingresso dei bagni Acquaviva, lungo il viale Italia, hanno provato a ricostruirlo gli agenti della polstrada che conducono l'inchiesta. Un avvocato ha lanciato un appello perché eventuali testimoni raccontassero che cosa avevano visto. Ma per ora una certezza non c'è. L'unica è la moto di Gabriele che perde aderenza con l'asfalto, taglia la carreggiata trascindando il corpo del ventenne lungo la stessa traiettoria. Poi lo schianto, il casco che si sfila e la corsa in ospedale.  Tra i parenti e gli amici che da quel giorno, ogni giorno, salgono le scale del reparto di Rianimazione per andare a trovare Gabriele, ci sono anche i cugini calciatori Alessandro e Cristiano.  A loro, come a mamma Susanna, poco importa come sia avvenuto. «Ci siamo fatti un sacco di idee in testa: il terreno scivoloso, una macchina che gli ha fatto cambiare strada. Ma queste non sono cose importanti. In questo momento l'unica cosa che ci interessa è che Gabriele si svegli al più presto. Lo sappiamo che serve un miracolo ma non ci resta che sperare». Come ha scritto Alessandro che il suo dolore l'ha messo su una maglietta mostrata in diretta tv: «Sveglia Gabri». Quello sì che sarebbe un gol per cui varrebbe la pena esultare.  

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