Il Tirreno

Livorno

San Marco, terra di nessuno

Lara Loreti
<b>VIVERE NELL&#146;AMIANTO. </b>Il rumeno amico della famiglia che sta nella baracca
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VIVERE NELL’AMIANTO. Il rumeno amico della famiglia che sta nella baracca

Viaggio lungo i binari dismessi tra rifiuti, spaccio e miseria

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 LIVORNO. «State attenti a inoltrarvi fin laggù, verso il Ponte Genova. È pericoloso, è pieno di magrebini, non si sa mai». I residenti sono terrorizzati e mettono in guardia chi, per curiosità e per lavoro, s'avventura nei meandri dell'ex stazione San Marco. Un paio di chilometri di binari dismessi lungo i quali si può trovare di tutto. Da motorini più o meno abbandonati, a "cumuli di roba e di spade" (proprio come cantavano gli 883, con evidente allusione all'eroina) fino a case improvvisate e abitate da "fantasmi". Così appaiono i clandestini e i senza tetto che vagano tra pietre, materiali ferrosi e sporcizia. Una vita difficile, ai margini. In tutto sono una trentina le persone, quasi tutti magrebini e qualche rumeno, che vivono nell'area. Nel cuore del quartiere e a pochi passi dal centro.  Uno di loro, un giovane marocchino, spunta all'improvviso, avvolto in un lenzuolo colorato che somiglia a un telo da mare. Sbuca da una serie di tavole di legno, montate su una locomotiva abbandonata e usate come porte e divisori, per difendersi dalle intemperie e dagli estranei. «Cosa fate qui? Che volete? E perché fate foto? Quella fotocamera, non la prendere, levala», dice in un italiano piuttosto chiaro. Ha un tono deciso mentre ci invita a toglierci di mezzo, con quell'asciugamano addosso che lascia scoperti solo gli occhi e un pezzo di naso. Poco dopo arriva un altro giovane. Togliamo il disturbo mentre i due si ritirano nel ventre dei vagoni, ma continuano a controllare se davvero quei giornalisti stanno andando via, evidentemente per assicurarsi di non essere fotografati. Molti di loro non sono regolari sul territorio italiano, altri spacciano, e forse hanno paura di essere riconosciuti.  Dall'ingresso della ex stazione, seguendo i binari, il percorso è accidentato e scandito da varie tappe, caratterizzate dalla presenza di catapecchie, vecchie case cantoniere, edifici dismessi dalle Ferrovie. E poi, alla fine, ci sono i vagoni, che i senzafissadimora hanno attrezzato trasformandoli in posti di ricovero.  Il primo alloggio che si incontra lungo la stradina asfaltata e delimitata (a destra e sinistra) da vecchie rotaie, è una casetta ricoperta di amianto dove vive una famiglia rumena. Poco più avanti, quando il viottolo cementato diventa tutt'uno con i ciottoli dei binari, c'è una struttura minuscola. All'interno c'è una giacca e una "porta" mobile: dentro - dicono - ci vivono due magrebini. Sulla sinistra, invece, ci sono le vecchie case delle Ferrovie, che confinano con via delle Cateratte, e che hanno i vetri sfondati. «L'hanno rotti i senza tetto per poter dormire all'interno: lì dentro ce ne stanno una decina», dicono i cittadini.  Ma quella non è l'unica struttura occupata da clochard. Prima degli orti (a destra c'è via Cestoni) c'è un'altra casa, circondata da pini: le finestre sono murate, ci sono solo piccole fessure da dove entrano gli occupanti (5-6). Ma la cosa impressionante è che è immersa nella sporcizia. Montagne di rifiuti, siringhe, vestiti abbandonati. E poi tanti resti di cibo. Segnali forti della presenza di gente che vive regolarmente in condizioni igienico-sanitarie disperate e che avrebbe bisogno di un'assistenza sostanziale. Tutti gli ospiti dell'ex stazione San Marco a pranzo e a cena vanno alla vicina Caritas, ma la notte non hanno un tetto. E così si adattano alla vita da strada. E molti delinquono: «Basta vedere come sono vestiti alla moda, dove li prendono i soldi?», si chiede la gente.  Per spostarsi poi utilizzano motorini e biciclette. Si tratta di mezzi per lo più rubati, ricettati, e che vengono usati da più persone. A volte agli scooter viene modificata la targa: come emerge dalle testimonianze e dall'esperienza della polizia, i motorini sono anche i mezzi usati dagli spacciatori per spostarsi.  E nell'area off limits dell'ex stazione San Marco, di mezzi a due ruote più o meno abbandonati, ce ne sono davvero tanti.  Infine, prima di arrivare al Ponte Genova, nell'ultimo tratto del percorso ci sono vagoni abbandonati di vecchi treni e container. Lì dormono una dozzina di magrebini.  Come si fa a vivere così e a convivere con questa situazione? «La polizia e i carabinieri vengono ogni tanto, fanno delle retate, ma fino in fondo non si spingono neanche loro - dicono i residenti della zona - Il problema è che qualcuno dovrebbe prendersi carico di queste persone che alla fine delinquono per necessità».  

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