Il Tirreno

Livorno

Decisione dopo l’ordinanza del Tar: l’amministrazione rinuncia a 300mila euro

Rette meno care per le famiglie nelle residenze per anziani

Gianfranco Mannini (Aduc) (Aduc) ieri in Comune per l’audizione sulle rette delle case di riposo
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Gianfranco Mannini (Aduc) (Aduc) ieri in Comune per l’audizione sulle rette delle case di riposo

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 LIVORNO. L'Aduc può cantare una piccola vittoria: dal prossimo mese, almeno fino al dicembre del 2012 (quando è attesa la sentenza definitiva del Consiglio di Stato), le rette di anziani e invalidi ricoverati in strutture sanitarie assistite saranno pagate solo in base alla situazione economica dei diretti interessati, senza calcolare le possibilità di coniugi e figli. In altre parole la spesa per le famiglie livornesi - un centinaio sono iscritte all'associazione che difende gli utenti, ma si calcola che in città siano almeno il triplo - scenderà anche di 500 euro.  Il Comune ha preso questa decisione dopo l'ordinanza del Tar che a inizio settembre ha accolto la richiesta di sospensione delle richieste di pagamento nei confronti di una paziente ricoverata in una Rsa. A comunicarlo sono stati il sindaco Alessandro Cosimi e gli assessori Paola Bernardo e Gabriele Cantù che, ieri mattina, hanno partecipato alla seduta congiunta delle commissioni I e V, presiedute da Marco Cannito (Città Diversa) e Paolo Fenzi (Pd). Presente Gianfranco Mannini, battagliero delegato dell'Aduc e dei Caregivers, che a luglio ha portato avanti uno sciopero della fame di 14 giorni per chiedere all'amministrazione di fare luce su presunti episodi di «mala-amministrazione della sanità».  Mannini fa due richieste. La prima: «Deve essere applicata la normativa nazionale e non quella regionale, in evidente contrasto». Qual è il punto? La normativa nazionale entrata in vigore nel 2000 dice che il pagamento delle rette è a carico per il 50% del servizio sanitario nazionale e per il 50% dei Comuni, che possono chiedere un pagamento anche ai pazienti nell'ambito delle loro specifiche capacità contributive; invece (dal 2008) la legge regionale che applica il Comune prevede di calcolare non l'Isee personale, ma quello familiare.  Quanto alla paziente livornese, il Consiglio di Stato si pronuncerà il prossimo anno e il Comune ha appunto deciso di sospendere, in attesa di chiarimenti giurisdizionali, il calcolo della situazione economica familiare. Soddisfatto Mannini che però sostiene che «il Comune non ha applicato neppure la normativa nazionale entrata in vigore nel 2000 e per anni ha continuato a chiedere soldi a tutta la famiglia». L'Aduc ha calcolato che se tutte le famiglie interessate facessero causa, sulle spalle del Comune pioverebbe una grandinata da dieci milioni di euro.  Intanto questa variazione temporanea nel pagamento costerà al Comune 300mila euro, che assicureranno - sottolinea il sindaco - il mantenimento dei servizi. Ma il rischio, come emerso nel dibattito, è che in futuro, senza i soldi dalle famiglie, gli enti locali (non solo a Livorno) non siano in grado di sostenere il "castello". Ecco perché Cantù chiederà alla Regione di aprire un tavolo.  Ed ecco alla seconda richiesta (infuocata) di Mannini. A maggio l'Aduc ha presentato un esposto in Procura denunciando che alcuni ricoveri nelle Rsa sarebbero stati «rifiutati pur essendo dovuti in base ai livelli essenziali di assistenza». Nel frattempo tre dei cinque malati a cui faceva riferimento l'associazione sono morti.  «Per questo - interviene - chiedo al sindaco, in quanto massima autorità sanitaria della città, di chiedere alla Regione di commissariare la Asl per gravi inadempimenti». Cosimi respinge in toto («sta indagando la Procura a cui sono state fornite ampie memorie»). Sono 45, intanto, gli anziani che aspettano un letto in una delle strutture sanitarie della città. J.G.

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