Gioco
Nel mirino ci sono le residenze disgiunte non giustificate da separazioni: una pratica per eludere limposta
Ici, controlli su duemila coniugi
Alessandro Guarducci
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Una veduta panoramica del centro di Livorno Comune a caccia di tre milioni di euro dall'evasione sulla seconda casa
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LIVORNO. Ci sono oltre duemila coniugi a Livorno che, secondo le verifiche degli uffici comunali, risultano avere la residenza disgiunta. Per essere più chiari si tratta di mariti e mogli che, seppur non separati legalmente, vivono in due abitazioni distinte. O meglio: questo è ciò che emerge dai dati anagrafici. Ma l'amministrazione, di fronte a un fenomeno di queste proporzione, si è insospettitita. Vuoi vedere, si sono detti a Palazzo Civico, che la maggior parte di queste residenze disgiunte sono fittizie? Possibile. E allora, ecco la decisione di far scattare i controlli. Ma a quela scopo? Presto detto: scovare chi non paga l'Ici sulle seconde case. La residenza disgiunta è infatti una pratica molto spesso utilizzata per far risultare prime case - e in quanto tali non assoggettabili al pagamento dell'Ici - due appartamenti di proprietà della stessa famiglia: in una risulta risiedere il marito, magari con un familiare, nell'altra la moglie ed eventualmente i figli. Il risultato è che entrambi gli immobili vengono denunciati come prima casa e così il Comune non riscuote l'imposta. Di qui la decisione, appunto, di procedere a una serie di accertamenti per scoprire le seconde case e recuperare i mancati pagamenti oltre ad allargare la base imponibile tributaria. L'amministrazione ha dato il via a questa azione in forza della sentenza della Corte di Cassazione numero 14389 del giugno 2010. Questo pronunciamento ha infatti stabilito che il contribuente che vive abitualmente in un immobile del quale è proprietario, non ha diritto all'esenzione Ici prevista per l'abitazione principale, se il resto della famiglia vive in un altro appartamento. Una condizione che, evidentemente, è abbastanza diffusa a Livorno: nel mirino dell'amministrazione ci sarebbero oltre duemila casi. In base a tale sentenza, l'immobile deve essere ritenuto "abitazione principale", con diritto all'esenzione dall'imposta, soltanto se nello stesso risiedono sia il contribuente sia i suoi familiari. Quindi i coniugi possono beneficiare dell'esenzione Ici su due fabbricati solo se è intervenuta fra loro una sentenza di separazione. I controlli del Comune mirano proprio a questo: nessuna volontà vessatoria, spiegano a Palazzo Civico, ma un'operazione ispirata dal principio dell'equità fiscale. E anche, anzi soprattutto, dalla necessità di recuperare somme importanti in una fase di vacche magre: a Palazzo Civico si stima di poter incassare tra i due e i tre milioni di euro. Bisogna vedere quanti accertamenti avranno esito positivo: cioè quanti saranno, in concreto, i casi di evasione che gli uffici comunali riusciranno a smascherare. Dal Comune arriva anche un suggerimento rivolto ai contribuenti che sanno di non essere in regola: invece di attendere l'accertamento, dovrebbero richiedere il ravvedimento operoso. In questo modo pagherebbero sì l'imposta dovuta per i cinque anni precedenti oltre agli interessi legali, ma corrisponderebbero solo al 12,50% delle sanzioni che, con l'accertamento, vanno invece dal 50% fino al 100% dell'imposta dovuta.
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