Il Tirreno

Livorno

Rivolta dei lavoratori della Compagnia

Rivolta dei lavoratori della Compagnia

«C'è un disegno contro di noi? Pronti a farci sentire»

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 LIVORNO. «Siamo incazzati e vogliamo che lo scriviate». C'è il momento di misurare le parole e quello in cui si va giù duri. Ecco: i lavoratori della Compagnia Portuale hanno superato ampiamente la prima fase e sono arrivati alla seconda. E ieri mattina, nell'assemblea convocata dalla rappresentanza sindacale unitaria, si sono fatti sentire. Alla maniera dei portuali: verace, sanguigna. E che il clima sia caldo lo dimostra la partecipazione all'assemblea: «Di solito ci sono qualche decina di persone, oggi siamo quasi in duecento».  I portuali soffrono la sindrome dell'accerchiamento. Tutto quello che si muove in porto sembra concorrere contro di loro. Serve una stazione crociere? La si fa sulla banchina dell'Alto Fondale, ora in concessione alla Compagnia. Elia porta via un traffico di auto Toyota ai portuali? L'Authority non trova di meglio che convocare tutti i concorrenti intorno a un tavolo per raccomandare la pace sulle banchine. «Le regole. Ecco, ci basterebbe che in porto l'Authority facesse rispettare le regole».  «Pronti a fare le barricate» ha detto, l'altro giorno, il presidente della Compagnia Portuale Enzo Raugei. E ieri mattina lo hanno ripetuto un po' tutti i portuali intervenuti all'assemblea: «Se c'è da fare casino, io ci sono». Una manifestazione, un sit-in, il blocco dei terminal che violano le regole (Sintermar)? «Niente è escluso».  «Il porto sta vivendo nel suo complesso un pericoloso allentamento del sistema delle tutele e delle regole, che provocano il proliferarsi di situazioni inaccettabili, quali concorrenza sleale, casi di autoproduzione illegittima, dumping tariffario e presenza di operatori non autorizzati» scrivono Axel Lupi, Sirio Pensabene e Jari Petroni della Rsa aziendali. «Di fronte a questa evidenza chiediamo alle istituzioni, alla politica e alle parti sociali di darci risposte chiare».  Primo problema: cosda fare sull'Alto Fondale? «Molti segnali fanno temere che la partita si giochi solo sulla capacità del porto di cedere, in favore delle crociere spazi attualmente destinati a traffici commerciali, che producono alto valore aggiunto in termini di reddito e di numero di addetti (forestali). La diatriba che si sta aprendo, attraverso annunci che anticipano parte della discussione che deve ancora avvenire sulla concessione Alto Fondale, ci vede direttamente coinvolti e ci lascia pensare che tra pochi soggetti la discussione sia già ad uno stadio avanzato e che si siano prese decisioni senza considerare il parere e le proposte di chi su quelle banchine già lavora».  Quanto al traffico delle auto Toyota, «non possiamo accettare che si continui ad agire sul piano del dumping tariffario, la soluzione ai problemi della crisi non passa dal trasferimento dei traffici da una banchina all'altra. Condividiamo - scrivono i lavoratori della Cpl - le parole del presidente Gallanti sulla necessità di abbattere il livello di conflittualità del porto». Ma «ci chiediamo: c'è un disegno che vede il futuro del porto in relazione ad un ridimensionamento del ruolo della Compagnia Portuali? Se così fosse non se ne capiscono le ragioni in quanto il gruppo Cpl, interessato come tutti dalla crisi, è l'unico soggetto che ha messo in campo azioni anticicliche».

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