Il Tirreno

Livorno

Lo psicologo: la scuola dovrebbe essere un modello per i giovani

Nicola Artico

2 MINUTI DI LETTURA





Dell'accorata lettera del prof. Alessandro Orsini, riguardo ai recenti problemi di condotta e forse anche di legalità, all'istituto Orlando, mi ha colpito la chiusa. Quando sostiene, con ragione, che da quella scuola sono uscite anche persone e professionisti validi, medici aggiunge.  Di questi medici ne ho conosciuto uno anch'io, e posso confermare quanto il professore scrive.  Tuttavia questi fatti rimettono al centro un tema fondamentale per qualunque educatore; genitore o insegnante. Di quanta comprensione psicologica dei ragazzi da un lato, ma anche di quanta disciplina da un altro abbiamo bisogno?  Può un qualunque sistema che abbia il compito di educare e non solo di insegnare (ossia marchiare "segnare" la mente) fare a meno di rispondere, e bene, ad entrambe le domande? No, non può. Gli stili genitoriali ed educativi in generale, sono stati studiati da una gran mole di ricerche; sia di psicologia sociale che di psicologia dell'età evolutiva. Un notevole corpo di ricerche ha dimostrato che lo stile autorevole è quello che assicura, ai bambini come agli adolescenti, il miglior sviluppo psicologico. Indipendenza responsabile, capacità di cooperare con gli altri.  Pertanto, come si costruisce uno stile autorevole? Anche qui la scienza psicologica non ha moltissimi dubbi. Educare ha molto a che fare con l'autorevolezza, ma l'autorevolezza ha molto a che fare con la coerenza. Su questo, tornando a vicende di grave indisciplina scolastica, dovremmo mettere l'accento. Vale per la famiglia ma anche per il sistema scuola. Se un gruppo di professori, se la rete di insegnanti, maggiormente nei più alti in grado, non riesce a costituirsi come un gruppo coerente, non ci sono vie di scampo.  Né più né meno quando, in una famiglia, un genitore dice e fa una cosa e, sullo stesso problema, un altro genitore (e talvolta una nonna) ne fa una opposta.  Se non si costruisce un forte, stabile e condiviso coordinamento sugli atteggiamenti da tenere in certe circostanze, da tutti gli educatori, non è possibile educare nessuno. Dunque questo lavoro, il lavoro della coerenza, dovrebbe essere inteso come elemento centrale della professione di insegnare.  Anticipo una obiezione. Ma le famiglie? Sono confuse, ci remano contro.  Nell'interfacciarsi a loro si può essere più o meno fortunati. Ma la scuola dovrebbe avere delle competenze professionali, degli standard. E' proprio alla scuola che la società chiede, semmai, di compensare, con la propria autorevolezza, i limiti naturali dei ragazzi, di porsi come modello. Per quanto possibile. Dunque è un errore logico contrapporre l'eventuale scarsa autorevolezza delle famiglie con quella degli insegnanti. Questi ultimi dovrebbero avere ben altri mezzi, intellettuali prima di tutto. E utilizzarli fino in fondo, coordinandosi. La più ingiusta delle sanzioni è l'ignavia. (Artico è psicologo dell'Unità operativa di psicologia dell'Asl 6)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web