Il Tirreno

Livorno

La Procura: «900mila euro buttati via»

Da sinistra, l’ex presidente dell’Autorità Portuale, Roberto Piccini, il segretario dell’Authority, Giorgio Gionfriddo e il pontone Dakota II
◗
Da sinistra, l’ex presidente dell’Autorità Portuale, Roberto Piccini, il segretario dell’Authority, Giorgio Gionfriddo e il pontone Dakota II

Chiusa l'inchiesta sul noleggio del pontone che coinvolge Piccini, Gionfriddo e Migheli

2 MINUTI DI LETTURA





 LIVORNO. Chiusa dalla Procura l'inchiesta sul noleggio del pontone che avrebbe dovuto permettere lo sbarco dei rimorchi dalle navi ro-ro. Tre gli indagati: l'ex presidente dell'Autorità Portuale Roberto Piccini, il segretario generale Giorgio Gionfriddo e il dirigente finanziario Sergio Migheli.  L'inchiesta della procura, condotta dal pm Massimo Mannucci, ha preso in esame il pontone "Dakota" di proprietà della società Safim di Genova, che venne noleggiato per due anni, 2009 e 2010. Il noleggio fu motivato con la necessità di permettere lo sbarco dalle navi ro-ro, e alla fine venne a costare ben 910.200 euro, ma, come fa notare la procura, non fu mai utilizzato. Per questo Piccini, Gionfriddo e Migheli sono stati indagati per i reati di abuso d'ufficio, falso e soppressione di atti in concorso tra loro. La procura sostiene poi che in questo modo, oltre a procurare un danno economico all'Autorità, se ne procurò un altro alla Sintermar, che stava per comprare il pontone e che così vide sfumare la possibilità di acquisire quel traffico, che invece rimase alla Compagnia Portuali.  La procura ha puntato i suoi rilievi sulla gara, svolta con procedura negoziata e senza pubblicazione del bando, per la fornitura e posa in opera del pontone galleggiante, avviata il 9 febbraio 2009. Questo - sottolinea ancora la procura - senza che sussistessereo i motivi di urgenza necessari, oltre a non aver rispettato il termine minimo per la ricezione delle offerte, fissando in 650mila euro la spesa, un valore che la procura considera «eccessivo», per poi agguidicare la gara alla Safim di Genova, unica ad aver presentato un'offerta, per 552.500 euro, che l'anno successivo diventarono 357.700. Questo «senza che il pontone fosse mai stato utilizzato», tanto che pi «venne collocato in un accosto diverso da quello previsto».  Piccini, Gionfriddo e Migheli sono stati accusati anche di aver commesso delle irregolarità nella procedura di spesa. Poi la procura nota che in questo modo si è creato un danno all'Autorità Portuale, ma anche alla Sintermar, che era in trattativa per acquistare proprio quel pontone, che sarebbe servito per togliere un traffico alla Compagnia Portuali, e che la Safim le avrebbe venduto a 900mila euro pagabili in tre anni. Quindi, in questo modo, avrebbero avuto un vantaggio la società genovese, che si è ritrovata con il pontone e gli stessi soldi che avrebbe avuto dalla vendita, e la Compagnia Portuali, che ha conservato il traffico portuale che altrimenti sarebbe passato a Sintermar. Queste le accuse: adesso la parola passa al giudice delle indagini preliminari che deciderà sull'eventuale rinvio a giudizio dei tre indagati.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web