Il Tirreno

Livorno

Riflessioni a tutto campo dopo la vicenda degli studenti del professionale che hanno ferito un docente con un laser

«A volte la classe è una polveriera»

Anna Cecchini
L’ingresso dell’istituto Orlando in piazza Due Giugno
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L’ingresso dell’istituto Orlando in piazza Due Giugno

I presidi commentano la denuncia choc dell'ex prof dell'Orlando

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LIVORNO. «Gli istituti professionali sono diventati una polveriera, perché questo tipo di istruzione, in Italia, è diventata di serie Z». Ci va giù duro Fabrizio Martinolli, preside del liceo Enriques, nel commentare le vicende che sono accadute la settimana scorsa all'istituto Orlando. Quaranta sospensioni in un anno scolastico e ragazzi che hanno ferito un prof a un occhio puntandogli contro un laser. Questi i fatti accaduti all'Orlando. Fatti che un ex professore di quella scuola, Alessandro Orsini, ha commentato con una lettera-denuncia che abbiamo pubblicato sul giornale di domenica. Una denuncia choc, secondo la quale negli ultimi anni all'Orlando la soglia di tolleranza si è molto innalzata e i presidi non hanno fatto granché per arginare i comportamenti eccessivi degli studenti.  Una situazione grave, su cui alcuni presidi di scuole superiori incardinano una riflessione più generale sulla deriva del "sistema scuola". «Conosco bene la situazione di istituti professionali e tecnici - prosegue Martinolli -, dove ho lavorato per molti anni. Se in queste realtà accadono episodi eccessivi non è un problema legato strettamente alla scuola, ma piuttosto al tipo di utenza che frequenta queste strutture. Ci vorrebbero interventi econonomici adeguati per mettere insieme progetti macro-sociali, invece questo tipo di istruzione non viene foraggiata e quindi si creano ghetti didattico-formativi. Gli effetti sono nefasti, sia perché si causa una elevata tensione sociale e perché di fatto non si fa che aumentare il discredito verso la formazione professionale».  Un'analisi dura ma piuttosto realistica quella del preside del liceo Enriques, in realtà non troppo condivisa da altri dirigenti di istituti superiori, che invece focalizzano l'attenzione sull'importanza di una collaborazione tra le scuole e le forze dell'ordine. «Sono stata vent'anni in un istituto professionale - dice Nedi Orlandini, preside dell'Isis Niccolini-Palli - e non mi sono imbattuta in episodi di scorrettezza particolarmente gravi da parte dei ragazzi. Certo va detto che la disciplina veniva richieste e fatta mantenere, anche perché se la scuola tace fatti di un certo rilievo va a nuocere ai ragazzi. Non sempre bisogna punirli con l'allontanamento dalla scuola, è meglio impegnarli, magari in attività utili, di volontariato. Credo che l'acuirsi di fatti come quelli accaduti all'Orlando sia dovuto a un disagio giovanile legato alla mancanza di interessi e di stimoli, ecco che la scuola deve tornare e insegnare ai ragazzi un uso corretto e interessante del loro tempo. Un insegnamento che per esempio da noi viene portato avanti anche grazie a una stretta collaborazione con le forze dell'ordine, che tengono lezioni in classe».  Sull'importanza di un percorso condiviso con le forze dell'ordine insiste anche Giuliana Ficini, preside dell'Iti Galilei. «È chiaro che rispetto al passato - spiega Ficini - deve esserci una maggiore tolleranza, la scuola deve mediare soprattutto in un momento in cui anche gli esempi che provengono dal mondo esterno non sono buoni. Certo se poi emergono casi di condotta grave da parte dei ragazzi il consiglio di classe deve riunirsi e valutare i provvedimenti da prendere. Qui da noi abbiamo un confronto continuo con le forze dell'ordine. Siamo consapevoli, per esempio, che ci sono tentativi di esterni di vendere droghe ai ragazzi, ma teniamo la situazione sotto controlo grazie a questa collaborazione con la polizia. Certo mi rendo conto che in un istituto professionale è più difficile mantenere la disciplina anche perché è indubbio che quel tipo di scuola raccoglie ragazzi più problematici e con famiglie deboli».  Che gli istituti professionali debbano essere gestiti con particolare attenzione lo conferma anche Cristina Grieco, preside del Vespucci, Colombo e di parte del Buontalenti. «Senza generalizzare - dice - sono scuole frequentate da molti ragazi con famiglie e situazioni disagiate. Ecco perché andrebbero tutelati, per esempio formando classi meno numerose e con un organico adatto a livello di quantità e qualità dei professori. Solo in questo modo si può portare avanti la didattica, ma soprattutto progetti educativi più ampi e anche i laboratori professionalizzanti».

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