Il Tirreno

Livorno

La ragazza scrive sul suo blog e sfida la «bestiaccia»: non ho un piano B, ma non mi arrendo

«Voglio ancora assaporare la vita»

«Voglio ancora assaporare la vita»

La disperata lotta di Anna Lisa nel reparto di cure palliative

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LIVORNO. «Io non voglio morire e neppure sopravvivere. Voglio vivere, assaporare le cose belle della vita, come gli affetti e la famiglia. Sono le cose che ti danno forza quando ti sembra di non averne più». È incredibile Anna Lisa Russo. O meglio annastaccatolisa, come c'è scritto sul suo blog. La ragazza di Montecatini che da due mesi è ricoverata nel reparto di cure palliative ieri pomeriggio ha raccontato la sua storia alle telecamere di Mediaset, che hanno raggiunto l'hospice livornese.  Anna Lisa sorride, parla a più non posso, gesticola. Si accompagna con gli occhi spalancati. Lucidi. Scherza, a volte trattiene le lacrime.

Trova la forza di sfidare ancora una volta il cancro - «la bestiaccia», come la chiama lei - dopo qualche giorno più difficile del solito.  Venerdì la ragazza ha scritto sul suo blog - diventato un faro per i malati e non solo di mezzo mondo - che «sono stanca di tutta questa sofferenza, non c'è niente che mi vada bene, niente che migliori. E allora piango e mi dispero. Ho dolore (...) dormo, dormo e dormo. Non è certo questa la vita che vorrei, voglio scappare». 

Ma poi cerca di rialzare la testa. Con quel gesto che non ti aspetti. Come quando, entrando nella sala, ti guarda e subito dice: «Come stai?».  «Questa lotta - ripete ai microfoni di Studio Aperto - si fa sempre più difficile, ma cerco di non perdere la speranza. Lo so bene che non ho speranza di guarigione, la malattia è troppo diffusa, le metastasi sono dappertutto. Ma nonostante questo ho la speranza di conviverci, di condurre una vita un pochinino più normale, più sana».

Poi sorride: «Sono due mesi che cerchiamo una cura adatta, dosiamo la morfina. Intendiamoci: io voglio andare a casa. So che non potrò avere una vita come tutti gli altri trentenni, non potrò andare a lavorare, ad esempio. Ma qualcosina sì, posso averla».  La stanza dell'hospice è a misura di annastaccatolisa: le fotografie di Andrea, l'amore che ha sposato qualche settimana fa, quando era già ricoverata in ospedale. Poi i palloncini della festa, una riproduzione di Superman. Ma Anna Lisa non gioca affatto a fare la superwoman. Cerca solo la sua «normalità». «Ognuno - dice - reagisce alla malattia in modo diverso, ed è giusto che sia così. L'importante è non restare mai soli. Se io ho la forza di reagire è grazie a mamma, mio marito, gli amici, più cari, gli infermieri di questo reparto meraviglioso. Sono malata ma fortunata, perchè intorno a me ho una quantità di affetti incredibile». 

E la paura? Quella è sempre lì, dietro l'angolo, insieme alla bestiaccia. Ma forse, qualche volta, si può provare a guardarla in faccia: «Non sopporto quando le persone si piangono addosso senza motivo. Insomma, io non ho un piano B, purtroppo mi è toccata la malattia. Reagisco, combatto: anch'io piango, anch'io mi dispero, anch'io penso che non è giusto, soprattutto in questi giorni che il fisico è stanco e si porta dietro la mente». 

«Ho paura di morire - abbassa la voce - ho paura che succeda presto. Perché ho ancora tante cose da fare, non vorrei andarmene adesso. Ho tanti progetti: dobbiamo aprire il nostro bed & breakfast. Mi piace stare con gli altri, avere gente per casa. Vorrei, avrei tanto voluto, trasmettere questa mio entusiasmo nel lavoro». J.G.

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