Il Tirreno

Livorno

«Più veloci della luce, uno choc incredibile»

Roberto Cestari
«Più veloci della luce, uno choc incredibile»

E' livornese il fisico dell'esperimento che ha "sorpassato" le teorie di Einstein

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 LIVORNO. «Di Livorno ricordo le belle mattinate al mare, magari sulla mia barca a vela, prima di gettarmi nei pomeriggi di studio, e gli amici, specie quelli del liceo, con cui ci sentiamo regolarmente. Ma se ogni anno torno sempre nella mia città, ben difficilmente tornerò a lavorare in Italia: ormai sono 20 anni che vivo e lavoro all'estero e in un certo senso ho passato una soglia».  Dario Autiero, 47 anni, è il fisico livornese, presidente dell'Istituto francese di ricerca sui neutrini di Lione che è stato protagonista della clamorosa scoperta sul fatto che queste particelle superano la velocità della luce.  Sposato con la professoressa Elisabetta Pannocchia, anche lei studiosa di fisica - «Così è sicuramente più comprensiva per la vita disordinata che faccio, continuamente in viaggio per l'Europa» - il professor Autiero, che ha un figlio di 13 anni, Marco, grande appassionato della Ferrari e delle tecnologie automobilistiche, vive dal 2002 in Francia, nella cittadina di Ans. «Con i suoi colli mi ricorda la Toscana - spiega il professor Autiero - anche se qui mancano i cipressi».  Ma cosa si prova a fare una scoperta di questa portata? «All'inizio è stato un vero e proprio choc, perché non sapevamo quali risultati avremmo ottenuto, ed è vero che abbiamo verificato e fatto verificare da altri istituti diverse cose, temendo che ci fosse un errore, e invece i dati ottenuti sono statai confermati. In ogni caso - sottolinea il fisico livornese - non è affatto vero che in questo modo butteremo via Einstein: la teoria della relatività funziona benissimo, solo che adesso si sono aperti nuovi campi di conoscenza che dovranno essere esplorati».  Il professor Autiero ricorda che questo risultato è stato ottenuto lavorando con il laboratorio di fisica del Gran Sasso, e che ad esempio il gruppo che ha lavorato con lui sulle misurazioni ottenute è dell'università La sapienza di Roma, e che l'Italia ha grandi scuole e ottimi laboratori nel campo della fisica, ma allo stesso tempo sottolinea che lui è dovuto andare all'estero, e che con lui a Lione lavorano diversi giovani ricercatori italiani, tanto che le segretarie dell'istituto hanno dovuto fare un corso di italiano.  «Purtroppo in Italia non c'è lavoro per i giovani scienziati - ammette il professore - Vengono formati e preparati, con anche delle spese non indifferenti per farli studiare, e poi, se vogliono fare qualcosa di importante, devono andare via E all'estero invece sono ben lieti di accoglierli». Lo studioso ricorda di essere venuto a Livorno qualche anno fa, e di aver discusso di queste cose durante un'iniziativa pubblica cui partecipò anche il rettore dell'Università di Pisa, Luciano Modica. Ma da allora le cose non sono affatto migliorate, tanto che Autiero riferisce di un recente incontro in Francia di una ventina di astrofisici che lavorano laggiù: «Una dozzina erano italiani».  E tornando alla sua scoperta e all'attuale prestigioso incarico, se Dario Autiero si vedesse adesso con gli occhi del giovane studente livornese, si sarebbe aspettato una carriera come questa? «In fondo non so rispondere - spiega - in realtà ho sempre fatto le cose che mi interessavano e le ho fatte con passione e sopportando anche dei sacrifici, e alla fine i risultati sono venuti».  Quindi si può dare un consiglio agli altri giovani che sono in Italia e che cercano di farsi una strada? «Certo - risponde Autiero - bisogna impegnarsi e soprattutto fare quello che ci interessa veramente, solo in quel modo potremo aver dei buoni risultati».  E un consiglio per Livorno, per cercare di uscire dalla crisi? «Non sono né un politico, né un economista, ma una cosa la so: gli italiani hanno una grande inventiva e delle capacità che il mondo ci invidia - sottolinea - precisa il professor Autiero - Bisogna fare in modo che queste qualità vengano fuori e siano utilizzate. Io ricordo spesso ai miei allievi una frase di Gramsci, che serve l'ottimismo della volontà e il pessimismo della ragione. E in ogni caso - afferma - voglio concludere con lo spirito ottimista: se pensate a me non parlate di un livornese che è andato via, ma di un pezzetto di Livorno che si è fatto onore in Francia».

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