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Livorno

Terreni d'oro, la verità di Marcucci

Terreni d'oro, la verità di Marcucci

L'ex presidente dell'Authority parla dell'acquisto e lancia frecciate ai successori

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LIVORNO. Nuova udienza del processo per i terreni d'oro dell'Autorità Portuale, vissuta sulla testimonianza di Nereo Marcucci, che era presidente dell'Authority al momento dell'acquisto dell'area dell'immobiliare Montefiore, nel 2003. Marcucci ha risposto con puntigliosa precisione alle domande dell'avvocato di parte civile Paolo Bassano, del pm Massimo Mannucci e dei legali degli imputati. E durante la testimonianza, Marcucci, non ha rinunciato nemmeno a lanciare qualche frecciata sui modi di gestione del porto successivi alla sua presidenza. Marcucci, che attualmente è amministratore delegato della Contship, ha riferito sui modi e sul perché venne deciso l'acquisto dell'area, specificando ripetutamente che lui si occupò di dare gli indirizzi generali, mentre la parte esecutiva venne svolta dagli uffici dell'Autorità Portuale.  Il processo si svolge davanti al collegio composto dalla presidente Gabriella Marinelli con i giudici a latere Marina Cirese ed Elsa Iadaresta, ed è basato sulle carte della parte civile. Quindi l'interrogatorio del testimone è stato aperto proprio dall'avvocato Paolo Bassano, che ha chiesto a Marcucci come si fosse arrivati alla decisione di comprare queste aree abbandonando l'idea del diritto di superficie all'Interporto.  L'ex presidente ha spiegato che in quel momento, era il 2002, si vide che il traffico delle navi traghetto merci, le ro-ro, avrebbe avuto una grande espansione, e quindi che l'area portuale ottenuta dal risanamento del "cimiterino" non sarebbe bastata ad accogliere gli autotreni. Quindi per ottenere una altra area di parcheggio di dimensioni adeguate, ci si rivolse dapprima all'Intreporto, dove non fu possibile portare atermine l'operazione «per problemi legati alla politica», poi si decise di comprare delle aree ad hoc. Marcucci ha spiegato che per ottenere i finanziamenti statali, che esigevano l'immediata cantierabilità delle opere, vennero adottate procedure che velocizzassero l'iter, come quella di affidare la valutazione delle aree ad un perito indicato dal tribunale anziché all'Ufficio tecnico erariale, adottate anche dai suoi predecessori, gli ammiragli Dassatti e Pollastrini. Marcucci ha aggiunto che così «al contrario di quanto accaduto poi», sono stati fatti lavori importanti «come i grandi dragaggi del 2000».  Allo stesso tempo Marcucci ha anche spiegato che era stato raggiunto un accordo con le associazioni degli autotrasportatori, prima di decidere di comprare le aree, che avrebbero pagato l'affitto dell'area da acquistare, garntendo così l'ammortamento del bene. In ogni caso Marcucci ha spiegato di non aver avuto voce in capitolo nella scelta del perito, l'ingegner Del Ghianda, e che della parte esecutiva, dopo le decisioni prese a riguardo dal Comitato Portuale, si occuparo gli uffici tecnici, e in particolare il dirigente amministrativo Beccani.  E alla fine, rispondendo sul fatto di aver firmato l'acquisto dell'area Montefiore mentre era in prorogatio dopo la scadenza del mandato, in attesa del successore, Marcucci non ha rinunciato ad una risposta salace alla parte civile: «Lo feci perché la decisione era già stata presa in precedenza, e la legittimità del mio atto mi venne confermata proprio da lei, avvocato Bassano, che allora era il mio legale di fiducia». R.C.

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di Redazione web