Il Tirreno

Livorno

LA TESTIMONIANZA

«Ero sulla 500 con mia moglie e mia figlia, potevamo morire tutti...»

Lara Loreti

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 LIVORNO. Un'Alfa Romeo 156 impazzita e una tranquilla 500. Un giovane straniero alla guida della prima, una famiglia con una bimba di nove mesi a bordo della seconda. Al volante dell'utilitaria c'è Federico Tellini, 31 anni. Improvvisamente vede un bolide venirgli incontro a razzo, 160 all'ora. E' un attimo, non c'è tempo per pensare.  L'uomo vede quel fulmine avventarglisi contro e sterza a destra, in fretta. D'istinto. Le due auto si sfiorano. La moglie grida terrorizzata, la bimba, dietro sul seggiolino, scoppia in lacrime. Lui è sconvolto, lo sono tutti. Ma sono salvi. Un miracolo. A poche ore dalla tragedia sfiorata, Federico Tellini, operaio alla Laviosa, è ancora sotto choc: «Tra il mio specchietto e il suo ci sarà passato un foglio - dice il giovane - In quel momento ho pensato: Gesù Cristo mi ha preso per i capelli e mi ha spostato. Ho sterzato quando quell'auto folle era a pochissima distanza da me. Ho virato a destra, la ruota della mia 500 ha battuto sullo scalino del marciapiede. Mamma mia che paura. Mi sono visto morto...» Il giovane livornese con la sua famiglia abita in via del Testaio, ma la sera spesso fa visita alla suocera. E l'altra sera i due coniugi facevano un giretto in auto per far addormentare la figlioletta. «Il movimento della macchina la aiuta a prendere sonno - spiega Tellini - Chi avrebbe immaginato una cosa simile?».  La 500 del 31enne viaggiava verso la Guglia mentre l'Alfa, guidata dal marocchino poi arrestato dalla polizia, era lanciata verso nord. «La fortuna è stata che io fossi in movimento con la mia auto - nota Tellini - questo mi ha permesso di girare il volante ed evitare l'impatto. Se fossi stato fermo, non credo che ce l'avrei fatta ad evitare lo schianto. E lo scontro frontale sarebbe stato fatale». Meglio non pensarci. Meglio andare avanti. Anche se, quelle immagini e le possibili conseguenze continuano a tormentare il giovane. «Dopo non ho dormito, non ho mai chiuso occhio - dice con voce stanca - Ho sempre quel brivido addosso e quella scena davanti agli occhi. Mancava poco e quell'auto a folle corsa ci levava dal mondo, tutti e tre. E anche i poliziotti, che coraggio! Non so come abbiano fatto a stare dietro a quell'auto e ad attraversare in quel modo i binari, che l'Alfa aveva appena varcato sfondando le sbarre».

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di Redazione web