Toscana
Un negozio su due non fa gli scontrini
Lara Loreti
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FIAMME GIALLE IN AZIONE. I militari della Guardia di finanza durante un controllo in centro Mille verbali in tre mesi contestati dalla Guardia di finanza. L'esperto: «Colpa della crisi»
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LIVORNO. Sarà anche colpa della crisi, capro espiatorio per eccellenza, specialmente se si parla di tasse. Ma bisogna ammettere che uno scontrino su due non emesso è una bella media. «È così, non si può negare: dai nostri controlli è emerso chiaramente un aumento della tendenza in città a non battere gli scontrini». Lo conferma il colonnello Donato Pignataro, comandante del Gruppo di Livorno, protagonista insieme ai suoi colleghi di un'estate di fuoco. Qualche numero: in tre mesi - giugno, luglio e agosto - fatte 1800 ispezioni e mille verbali per mancata emissione di scontrini e ricevute. Più che un esercente su due dunque "dimentica" di battere lo scontrino. E come accertato dalle fiamme gialle, ciò succede soprattutto con importi relativamente "alti", dai 10 euro in su. «È raro - spiegano gli esperti della Finanza - trovare un commerciante che non batte lo scontrino per 1 o 2 euro, più frequentemente invece lo fanno quando per esempio c'è un conto unico che raggruppa più clienti. Così facendo si risparmia di più. E il motivo principale è la crisi». Effetto Venezia, il mercatino del venerdì, quello centrale e le fiere dove ci sono ambulanti e clienti che vengono anche da altre città: sono questi i luoghi dove le fiamme gialle hanno scovato più irregolarità. Ma sanzioni sono state contestate anche nei negozi del centro. E ci sono esercenti "recidivi" che sono stati costretti a chiudere l'attività per qualche giorno per l'accumularsi di 4 mancate emissioni nell'arco di 5 anni. Di vario tipo sono le violazioni contestate: si va dalla totale mancanza dello scontrino all'emissione della ricevuta fiscale con importo inferiore a quello reale. La mancata emissione dello scontrino si evince dal riscontro delle operazioni registrate dalla macchinetta del pos per il pagamento elettronico (con carta di credito o bancomat) con il registratore di cassa. I commercianti pizzicati dalla Finanza devono pagare una sanzione uguale al 100% dell'imposta evasa, e comunque, pari ad un importo non inferiore ai 516 euro.
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