Gioco
Sos casa e lavoro, il vescovo-architetto striglia i politici
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Il vescovo Giusti e il sindaco Cosimi 4 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. «Vedo un gran confabulare su chi deve entrare in giunta e chi no: tocca al sindaco deciderlo, così come tocca alle forze politiche indicare i programmi. A me, vescovo, e a noi, Chiesa, spetta un forte richiamo all'esigenza di uscire dai troppi personalismi e di concretizzare davvero alcune scelte che mettano al primo posto la creazione di posti di lavoro. Come una lobby dalla parte di chi non ha voce: in nome del lavoro e della vivibilità dei quartieri». Monsignor Simone Giusti, vescovo-architetto, teme più di ogni altra cosa «l'impasse che possa paralizzare l'attività della giunta» e vede come la peste l'ipotesi di elezioni anticipate («sono da scongiurare ad ogni costo perché farebbero slittare chissà quanto una rapida traduzione in concreto di provvedimenti di cui c'è bisogno»). Non si fa affatto pregare per parlare della crisi politica più seria della città negli ultimi vent'anni: nella conferenza stampa dedicata al calendario pastorale della diocesi da qui alla prossima estate, bastano poche battute per capire che sta soprattutto prendendo la rincorsa da lì per lanciarsi in una strigliata - anzi, una strigliatona, benché cortese nei modi - alla classe dirigente della città. Politica, e non solo: visto che la chiamata all'appello riguarda anche il mondo delle organizzazioni imprenditoriali. Cosa lo muove? «Ovviamente non ho da farmi avanti per un assessorato: ci vorrebbe una dispensa specialissima del Papa», dice con un sorriso il vescovo pisano che ormai si considera "amaranto". «Ci sono parroci - afferma - che mi raccontano tentativi di suicidio per i guai che la mancanza di lavoro causa nelle famiglie. Lo sperimento anch'io con le tante persone che incontro come vescovo: mai avrei pensato di essere investito a Livorno di un tale ruolo nel cuore della vita cittadina, probabilmente lo si vede allo straordinario esempio di monsignor Ablondi. Cerchiamo di fare qualcosa con la Caritas con l'apertura di un nuovo centro in Corea: ma è ancora troppo poco rispetto alle necessità che vedo. Ecco perché al governo della città chiedo un "di più" di azione sul fronte dei diritti biblici della persona: la casa e il lavoro». Il monsignore-architetto non si mette a recitare giaculatorie o dotte massime ecclesiastiche: va a diritto su dragaggi portuali, bacino di carenaggio, piano strutturale e via snocciolando. «Mi è stato detto che ci sono 800-900 cassintegrati in porto: finita la cassaintegrazione, dove sbatteranno la testa? Ecco perché faccio sentire la mia voce: non è quella di chi vuol rubare la scena ai politici, è quella di una Chiesa che si sente investita dalla sofferenza di chi è nel disagio». La lingua di Giusti batte la dove il dente duole. «La politica faccia il suo mestiere, quello di trovare soluzioni: per il dragaggio, così vitale per l'oggi del porto, ci sono i soldi ma non c'è il luogo dove sversare i fanghi? Ok, allora si discuta per trovare questo "dove". Idem per la foce armata dello Scolmatore: si faccia un accordo politico. E ancora: è sacrosanto non disperdere quel che di buono ha portato in termini di lavoro Azimut Benetti, ma perché non cercare una opportunità per i 400 posti di lavoro del Bacino? E se in un incontro pubblico in curia gli assessori Bernardo e Majidi hanno parlato di un progetto in fase di lancio per quanto riguarda il turismo, è adesso l'ora che si passi dalla elencazione alla concretizzazione». Un esempio lo fornisce il vescovo riferendo del colloquio che ha avuto con l'amministratore delegato della società autostradale: in ballo 3-4 miliardi di investimenti. «So che la fetta più grossa la prendono i grandi gruppi nazionali ma nel subappalto dev'esserci spazio per l'imprenditoria locale. Mi è stato risposto che le aziende livornesi non hanno i requisiti sufficienti: e allora rimbocchiamoci le maniche per creare consorzi o pool. E per il nuovo ospedale, vale qualcosa di simile». C'è anche l'indotto che la presenza di migliaia di operai porterà nella nostra provincia. «Ai vertici della società autostradale ho chiesto di non creare villaggi-dormitorio ma semmai convenzioni con pensioni, trattorie e affittacamere così che questo si traduca in lavoro per le nostre piccole imprese». Ma la strigliata non vale solo per la politica: Giusti bussa anche alle associazioni di categoria e agli imprenditori locali. «Devono fare la loro parte: sappiamo tutti che imprese livornesi investono anche altrove, è bene che lo facciano qui. E alla politica spetta il compito di creare le condizioni per spingerli a farlo». M.Z.
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