Il Tirreno

Livorno

«Non lo perdono, mi ha abbandonato»

«Non lo perdono, mi ha abbandonato»

Altri particolari sulle lettere del dentista che ha ucciso il padre e poi si è tolto la vita

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«Madre adorata, non posso perdonargli di avermi lasciato solo fin da quando ero piccolo». Ruotano tutte intorno alla figura del padre, una figura che lui definisce quasi inesistente, le lettere che Bernardo Bandettini, 44 anni, ha scritto alla madre prima di lasciarla per sempre, sparandosi con la pistola con la quale aveva appena ucciso il padre, Maurizio, nel garage di Pisa. Il ricercatore di odontoiatria che martedì sera ha ucciso il papà (ex docente universitario appartenente ad una notissima famiglia di dentisti che hanno operato e abitato sia a Livorno che a Pisa), in cinque fogli di diversa grandezza e con date diverse, che vanno da fine agosto a poche ore prima della morte, ha sintetizzato più di trent'anni di vita parlando di un rancore covato a lungo, mai apparso davvero nella sua interezza a chi lo conosceva o forse troppo sottovalutato.

Nessun riferimento ai legami del padre che pure nel tempo devono avergli causato sofferenza, tutti i testi sono rivolti invece al loro rapporto o non rapporto, al nonno materno («era lui la vera figura paterna»), alle sue sofferenze per un amore che forse voleva totalmente per sè, e alla venerazione per la madre, idolatrata quasi come una madonna: «mamma adorata», la chiama Bernardo, senza tralasciare indicazioni pratiche su come portare avanti il suo patrimonio. Nei fatti, chi ha conosciuto padre e figlio, gli amici, i familiari, testimoniano sì di possibili incomprensioni, ma come accade in tutte le famiglie, in un rapporto comunque stretto, quasi quotidiano, che partiva dal rito della colazione mattutina, consumata in un bar di via del Cottolengo, fino agli interessi professionali e più vari.

Maurizio se n'era andato tanti anni prima, è vero, ma aveva sempre cercato di coinvogere il figlio nelle sue iniziative e aveva intestato da anni a lui la quasi totalità dei suoi beni. La parte del leone in questa vicenda può averla fatta la terribile malattia con cui Bernardo combatteva da anni e uno stato di profonda depressione. Non è un caso che il rancore covato negli anni esplode proprio in concomitanza con il viaggio del padre in Romania insieme alla compagna rumena. Maurizio parte a fine agosto e rientra martedì, la sera della tragedia. Il delirio epistolare del figlio si articola, coincidenza strana, nello stesso percorso temporale ed esplode al suo rientro in Italia. «Devo partire papà, vieni che devo parlarti. Quando ci vediamo ti dico dove devo andare»: glielo aveva detto chiedendogli un appuntamento in fretta. La meta di fatto era la stessa che aveva scelto per sé.

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