Il Tirreno

Livorno

Un grido d'allarme per il porto che muore

Un grido d'allarme per il porto che muore

L'ex capo pilota Milani prende l'iniziativa e prova a scuotere le istituzioni: "Siamo stati abbandonati, bisogna intervenire subito"

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LIVORNO. «Mi duole scriverlo, ma il porto versa in stato di abbandono». Lo dice Fiorenzo Milani, fino all’anno scorso capo dei piloti del porto, uno dei personaggi più conosciuti e stimati fra le banchine. E lo sottoscrivono una ventina di operatori portuali, in una lettera aperta scritta da Milani e indirizzata a ministri e istituzioni. Un «grido d’allarme» per quello che non è stato fatto in questi anni e che dovrà essere fatto per non ritrovarsi, tra qualche anno, senza il porto. Dai dragaggi ai bacini, una sorta di promemoria firmato dalla comunità portuale livornese ad uso del presidente dell’Authority Gallanti. Adesioni eccellenti, da Neri a Fremura, da Barbera ad Asti, da Roma ai rappresentanti dei principali armatori.

Ecco il testo della lettera indirizzata ai ministri Prestigiacomo e Matteoli, al presidente della Regione Rossi, al sindaco Cosimi, al presidente della Provincia Kutufà, al presidente dell’Autorità Portuale Gallanti e a quello della Camera di Commercio Nardi:

LA LETTERA
di Fiorenzo Milani (pilota del porto)
La più grande industria di Livorno è il porto! Chi lo vive quotidianamente, può affermare, che nonostante la pubblicità saltuaria di opere faraoniche sugli organi di stampa (Darsena Europa, Scolmatore navigabile, nuova vasca di colmata) la realtà portuale è in uno stato di abbandono quasi totale e che purtroppo nei prossimi anni, se non si prendono provvedimenti urgenti, comporterà la fuga verso altri porti di altre compagnie di navigazione. Non è il momento di trovare colpevoli o responsabili, sarebbe un’inutile perdita di tempo. Oggi bisogna rimboccarsi le maniche, individuare i problemi e con l’aiuto delle istituzioni risolverli nel più breve tempo possibile. Proprio così, con l’aiuto delle istituzioni, che devono prendere atto che le vigenti norme di dragaggio nei porti non sono attuabili.

I fanghi del porto di Livorno storicamente vengono sversati in mare, lo facevano i Medici, lo ha fatto il Genio Civile Opere Marittime e lo si è potuto fare fino a che non sono state inventate le vasche di colmata. Del resto il porto non produce fanghi, ma riceve solo quelli provenienti dai corsi d’acqua, che dovrebbero sfociare in mare e non nel porto: che male c’è a riportare in mare quello che già naturalmente avrebbe dovuto andarci?

La crisi economica mondiale e le guerre nei paesi del Nord Africa, hanno dato al nostro porto una seconda possibilità, ora il tempo è scaduto.

La posizione strategica del nostro porto e l’immenso entroterra fanno di Livorno il porto italiano con le maggiori potenzialità commerciali, ma mancano strade, ferrovie e soprattutto banchine e fondali, questo è l’unico motivo per cui compagnie come la Zim, stufa di sentire ogni anno le solite promesse, ci ha abbandonato.

Le mille navi da crociera che scalano annualmente Civitavecchia, scalerebbero anche Livorno, perché si trova sulla rotta naturale per andare o venire da Civitavecchia, perché Firenze dopo Roma e Venezia è la meta nazionale più ambita dai turisti di tutto il mondo: questo vuol dire che perdiamo mediamente 400 navi ogni anno perché mancano le banchine.
I bacini di carenaggio, restano una miniera d’oro, sia dal punto di vista economico che lavorativo, averli e non sfruttarli non solo ci declassa come porto, ma non rilancia neanche l’economia cittadina.

Questo vuole essere un grido di aiuto, non stiamo chiedendo soldi ma possibilità, la possibilità di rilanciare il porto e la città prima che sia troppo tardi!.
Le opere indispensabili sono diventate:
- ripristinare i fondali portuali con un iter burocratico rapido versando i fanghi in mare (non solo la Darsena Toscana si sta interrando, ma anche la Sponda Est il Canale Industriale, la Darsena Uno, il Mediceo, la Calata Orlando ed il Mandraccio);
- il taglio del Canale Industriale con spostamento tubi raffineria Eni;
- il dragaggio banchina 75;
- dragare la Bocca Sud del Porto;
- individuare dove realizzare banchine dedicate al traffico passeggeri (prolungare la Vegliaia verso terra o allungare la Diga Rettilinea potrebbero essere idee da verificare);
- rendere agibile la Calata Bengasi;
- rendere agibile il lato a Nord del Molo Italia dragandolo;
- completare la Sponda Est;
- ripristinare l’utilizzo dei Bacini di Carenaggio;
- rinforzare tutta la banchina Alto Fondale;
- restituire il Mediceo al Porto e trasferire il diporto e Yachts alla Bellana;
- la foce armata dello Scolmatore e la chiusura delle porte Vinciane.

L’alternativa è aspettare, riempiendosi la bocca con le opere faraoniche, osservando il porto che si insabbia, i traffici che se ne vanno, le diatribe locali che diventeranno sempre più aspre per quella fetta di torta che diventa sempre più piccola.

Questo grido di allarme viene da tutti coloro che amano il porto e Livorno e che sperano di lasciare un porto in salute in eredità alle future generazioni.

Oggi già aspettare un altro anno con le mani in mano potrebbe essere devastante, ci auguriamo che chi ne ha la facoltà e la competenza ci aiuti, altrimenti resterà un documento in eredità alle prossime generazioni, che così sapranno che perlomeno qualcuno qualche cosa ha provato a fare.

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di Redazione web