Il Tirreno

Livorno

Pisa, spara al padre e poi si uccidetragedia in una famiglia di noti dentisti

Candida Virgone
Pisa, spara al padre e poi si uccidetragedia in una famiglia di noti dentisti

I cadaveri di Maurizio Bandettini e del figlio Bernardo trovati in auto in un garage del centro. Una lunga serie di lettere lasciate dall'omicida-suicida, da tempo malato, descriverebbe un rancore profondo, covato in segreto, nei confronti del genitore. La città sconvolta dal dramma di una delle famiglie più conosciute

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PISA. Un rancore profondo covato in segreto e descritto in una lunga serie di lettere. Bernardo Bandettini, macerato dalla disperazione da giorni, ha cercato così di motivare la tragedia che ha messo in atto martedì notte in un garage di via Pascoli in cui il padre Maurizio aveva un posto auto. Quei rancori mai sopiti, dovuti forse all’abbandono, avvenuto quando l’omicida-suicida - oggi ricercatore ad odontoiatria - era un bambino, sarebbero sorti nell'epoca in cui il padre si separò per un'avventura sentimentale. Poi in seguito aveva formato anche un'altra famiglia, a Livorno.

La seconda moglie del professor Bandettini, Guia Calenda, è scomparsa di recente a 62 anni uccisa da un male incurabile. Anche da lei l’uomo era separato da tempo. E da poco si era accompagnato a un’altra persona, una quarantenne straniera. Quest’ultima scelta del padre deve essere stata per Bernardo, da anni alle prese con una pesante malattia e con un grande abbattimento morale, la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Gli ha dato un appuntamento dicendo che doveva parlargli e alle 8 di sera lo ha atteso nel garage di via Pascoli.

È stata la compagna rumena di Maurizio, che prima viveva a Montenero e che oggi abitava con lei a Pisa, insospettita dal forte ritardo, a fare la macabra scoperta nel garage di via Pascoli poco prima delle 11,20 di sera. Il settantenne era al posto di guida della sua Audi A8 nuova, il figlio sul sedile posteriore. Bernardo gli aveva sparato due colpi con una Colt 45 semiautomatica legalmente detenuta e poi aveva rivolto l’arma contro di sé. Tre colpi in tutto, forse quattro, l’ultimo alla sua tempia destra. Non si sa ancora se il gesto sia stato preceduto da un’ultima discussione o se tutto sia finito subito nel sangue.

L’inchiesta in atto sul caso è diretta dal pm Aldo Mantovani, le indagini sono condotte dai carabinieri. Come suol dirsi il reato è estinto per morte del reo e a questo punto solo l’autopsia, che sarà eseguita dal dottor Alessandro Bassi Luciani, potrà dare ulteriori particolari sull’omicidio-suicidio che ha sconvolto la città, dove la famiglia Bandettini, une stirpe di dentisti, è conosciutissima. Quel buco fra le 8 e le 11,20 di sera, scomparsi gli unici attori di questa tragedia, resterà per sempre un mistero.

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di Redazione web