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LINTERVENTO
I partiti piazzino idee non persone
Emanuele Rossi
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La situazione che l' amministrazione comunale sta vivendo offre non pochi motivi di preoccupazione, ma al contempo può costituire l'ccasione per un salto in avanti, anche sul piano dei rapporti istituzionali e politici. Da quello che si legge, dopo una specie di «crisi» di giunta, il sindaco ha indicato alcuni punti programmatici per il prosieguo del mandato, chiedendo ai partiti di esprimersi su di essi; parallelamente sembra sia in corso una trattativa tra i partiti della maggioranza e lo stesso sindaco sui nomi degli assessori da integrare o cambiare, anche con «rose» che vengono presentate e tra i quali il sindaco dovrebbe scegliere il petalo migliore. È questo il modo migliore per procedere? E, soprattutto, è quello più coerente con lo spirito dell'ordinamento vigente, e della legge numero 81/1993 in particolare, con specifico riguardo al rapporto che dovrebbe intercorrere tra il sindaco e i partiti della coalizione che lo sostengono? Ho molti dubbi al riguardo, anzi mi pare che il modo di agire dovrebbe essere opposto. E infatti il sindaco, mediante l'elezione, riceve il mandato a guidare la giunta, compresa la responsabilità di scegliere le persone a suo giudizio più indicate per realizzare il proprio programma. In tale prospettiva i partiti hanno una funzione fondamentale: dovrebbero offrire al sindaco idee e proposte, ma anche verificare e controllare che il suo operato rispetti le linee programmatiche definite con gli elettori e preventivamente condivise con i partiti stessi. In altri termini, i partiti non dovrebbero preoccuparsi di piazzare i propri uomini (o donne) in giunta: dovrebbero piazzare idee, non persone. In fondo, essi già contribuiscono a scegliere il sindaco, e in più scelgono le persone che compongono il consiglio comunale. Secondo la legge, basta e avanza. E invece sembra che le cose, attualmente, siano rovesciate: il Sindaco detta la linea sulle proposte; i partiti si preoccupano di scegliere le persone. L'esatto contrario di quello che dovrebbe essere. Per questo dicevo che la vicenda in corso potrebbe essere l'occasione per definire, almeno per il futuro, un nuovo modo di procedere: sperando che i partiti siano capaci di fare quello che viene loro chiesto (piazzare idee, appunto), e il sindaco abbia la forza di scegliere le persone da lui ritenute migliori per realizzare, sotto la sua guida e responsabilità, il programma sui cui ha ricevuto consenso. Ma, si dirà, questo è un ragionamento da ingenui: già immagino la scrollatina di spalle di chi obietterà che questo vuol dire non sapere come va il mondo. Il problema, allora, è proprio questo: pensare che siccome il mondo è sempre andato così, non possa che continuare ad andare nello stesso modo. Visto come sono andate finora le cose, forse sarebbe meglio se si cominciasse a cambiare registro.
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